Finanza
Il dramma di una cardiopatica in attesa di trapianto: «Le istituzioni ci hanno abbandonato»
Intossicata dalla discarica abusiva
Nilo Di Modica
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I rifiuti abbandonati a cielo aperto a Ponticelli L'ex inquilino ha lasciato rifiuti chimici che nessuno porta via
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SANTA MARIA A MONTE. «La situazione è disperata, non sappiamo più a chi rivolgerci». Con queste parole Bruna Luperini, residente di Ponticelli, esprime tutta l'esasperazione che lei e la sua famiglia vivono ormai da due anni a causa di una discarica a cielo aperto sotto casa. Una situazione che è andata degenerando a partire da un contratto d'affitto per il capannone sotto casa, trasformatasi in poco tempo in un calvario. «Avevamo affittato il capannone industriale e la destinazione d'uso riguardava la lavorazione delle pelli "conto terzi"», racconta Luperini. Una lavorazione per la realizzazione di tomaie. «Poco dopo - prosegue la donna - sono subito iniziati i problemi a causa dei fortissimi odori provenienti dal capannone. Usavano prodotti chimici per tingere le pelli e durante la notte spesso trinciavano». La situazione è presto precipitata, portando la famiglia in rotta col proprietario della ditta, che lo scorso luglio ha lasciato lo stabile su intervento dell'ufficiale giudiziario. E qui viene il bello che, neanche a dirlo riguarda lo smaltimento dei rifiuti, peraltro di natura industriale. Taniche contenenti vernici per la pelle, bussoli ancora pieni di mastice, decine e decine di sacchi pieni di ritagli e scarti di pelle. Tutto materiale che ormai da due mesi campeggia nel cortile della ditta, proprio sotto il naso dei proprietari e dei loro vicini. «Ci siamo rivolti a tutti - spiega Luperini insieme al marito, Paolo Montanelli - siamo andati in Comune a reclamare più di una volta, all'ufficio ambiente, all'Arpat, all'Asl. Nessuno è mai venuto a recuperare i materiali e nessuno sembra avere la competenza». Uno smaltimento che la ditta Geofor potrebbe fare, ma solo pagando un ritiro materiali che spetterebbe al vecchio titolare dell'azienda. «L'ufficiale giudiziario impose lo smaltimento ma niente alla fine è stato fatto. Si sono limitati a raccogliere i ritagli di pelle in tanti sacchettoni che poi sono stati abbandonato fuori dal cortile, tutti addossati al muro». Ad aggravare ulteriormente la situazione le delicate condizioni di salute di Luperini, cardiopatica sotto osservazione e in lista per fare il trapianto. «Già due volte mi sono sentita male - racconta - perché mi sentivo mancare l'aria, costretta insieme a tutta la famiglia a convivere con queste esalazioni tremende alle quali sono sottoposti anche i miei figli e i miei nipoti, ancora bambini». Ed è qui che entrano in gioco le Giacche Verdi, che con il loro responsabile di zona Alfonso Cuoco hanno effettuato un verbale di ricognizione per cercare di risolvere le cose. «La situazione è grave e dura ormai da troppo tempo - spiega Cuoco - noi ovviamente non possiamo intervenire, ma ci è sembrato doveroso segnalare una situazione insostenibile, contattando la Presidenza della Provincia, l'Asl, la Forestale e il Comune». «Non ne possiamo davvero più, non è giusto che si vengano a creare situazioni di questo tipo - si sfoga Luperini - siamo stati abbandonati da tutti».
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