Il Tirreno

Pontedera

Sos lupi, proposta choc di Coldiretti

Jacopo Paganelli
Allarme in Alta Valdicecina a causa dei lupi che fanno strage di allevamenti ovini
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Allarme in Alta Valdicecina a causa dei lupi che fanno strage di allevamenti ovini

Greggi decimate e allevatori in ginocchio. «Ma si riscopra la convivenza»

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 VOLTERRA. Con circa 1.800 capi di ovini la Valdicecina possiede il 70 per cento della produzione ovicola dell'intera provincia di Pisa, ma il settore sta lentamente affondando.  Un po' nel pantano della crisi economica, un po' a causa della recessione ma, soprattutto, fra le zanne dei lupi. Che fanno incursioni sempre più numerose nei pascoli, portandosi via moltissimi capi di bestiame.  Ora, però, le strategie per difendere le greggi potrebbero cambiare, almeno a sentire la Coldiretti. Che, a sorpresa, lancia la proposta di una sorta di convivenza tra uomo e lupo, a fronte delle tante battaglie intraprese negli anni per tenere alla larga questi animali. Ma andiamo per ordine.  «Lo stato di difficoltà della pastorizia - spiega l'assessore provinciale alle politiche rurali Sanavio - dipende dal fatto che la maggioranza degli operatori produce e vende latte per la caseificazione e, in subordine, agnelli da latte. E il prezzo degli uni e degli altri non è remunerativo dei costi sostenuti».  Come se la situazione non fosse già grave, gli allevatori lamentano l'azione deleteria dei lupi. «Diversi allevatori - spiega il direttore di Coldiretti Aniello Ascolese - sono venuti negli scorsi giorni in sede a lamentare i danni subiti dai branchi di lupi. Per questo l'argomento è stato inserito nella riunione Coldiretti di lunedì scorso e stiamo studiando misure di contenimento del fenomeno, di concerto con l'amministrazione provinciale».  Se qualcuno non crede a dei veri e propri branchi organizzati alla Zanna Bianca, ma piuttosto a cani randagi, le cifre fornite dall'associazione degli allevatori non lasciano dubbi. «La stima arriva a circa 70-100 esemplari, anche se la conta è sempre precaria: il lupo è infatti un animale girovago, che in una notte può macinare tantissimi attacchi. Di conseguenza, blitz attribuiti a più animali possono ricondursi a uno solo particolarmente veloce e scattante».  La questione si presenta quanto mai annosa: se da un lato serve assicurare la sopravvivenza del comparto degli allevatori della Valdicecina, dall'altro c'è il dovere di non togliere al re della foresta il suo diritto naturale alla caccia.  Sul rinfocolarsi della popolazione dei predatori, Andrea Acciai, del servizio politiche rurali provinciale, spiega che «si tratta di un processo totalmente naturale, e che non ci sono stati ripopolamenti per mano dell'uomo. I lupi della zona provengono dai monti della Tolfa, e attaccano il bestiame sia perché c'è sempre meno disponibilità di prede convenzionali come cervi e cinghiali, sia perché predare ovini al pascolo è molto più facile». Il danno per i pastori non è solo la perdita del capo in sé, ma anche la caduta del morale dei superstiti: le pecore non producono latte per qualche giorno per lo spavento causato dal raid.  Cosa fare? Fino a oggi è stata guerra senza quartiere. La stessa Provincia aiuta a sostenere le spese per comprare sistemi che allontanaino i lupi come i fili elettrici a basso voltaggio (rimborsa fino a 26mila euro, il bando scade il 24 settembre). Ma ora l'atteggiamento sembra essersi mitigato. «È necessario riscoprire l'arte della convivenza con i predatori - spiega il direttore della Coldiretti - visto che, a causa della progressiva diminuzione del loro numero, i pastori hanno abbandonato le antiche tecniche di salvaguardia del bestiame. Bisogna rispolverare competenze e culture come quella dei cani guardiani tipo il nostro pastore maremmano».

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