Il Tirreno

Pontedera

L'avventura di Celoni «Salvi per miracolo tra le sassaiole»

Jacopo Paganelli
Sandra Celoni in gara col suo equipaggio e sopra gli scontri
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Sandra Celoni in gara col suo equipaggio e sopra gli scontri

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 CALCINAIA. Bloccati dentro la città in fiamme. Fra le cariche della polizia e la rabbia devastante di quelli che davano l'assalto ai negozi con spranghe di ferro e mazze da baseball. Una notte di vero inferno per la campionessa calcinaiola Sandra Celoni e per la sua famiglia, tutti di ritorno dopo la brillante performance sportiva che l'atleta aveva messo in mostra a Eton.  Dopo la gara, infatti, i Celoni hanno deciso di trascorrere un po' di tempo nella capitale inglese prima di fare rientro a Calcinaia. Non aspettandosi però di trovare quelle scene. «Finite le gare del mondiale di canottaggio - racconta Sandra - abbiamo deciso di visitare Londra come turisti. Ci siamo recati in centro con la metropolitana, e verso le 8 di sera volevamo tornare all'albergo, la mattina avevamo il volo per Pisa».  Nella parole della campionessa del remo traspare la concitazione di quei momenti, in cui la sua incolumità e quella dei suoi cari era appeso alla sorte. «Mentre eravamo sulla metro, ci è stato comunicato che l'ultima stazione di Croidon era fuori uso per le rivolte. Siamo scesi e pochi passi dopo siamo stati travolti dal furore popolare». Le scene sono quelle che vediamo in televisione. «Le persone erano tutte incappucciate e armate; con le spranghe rompevano i marciapiedi e tiravano i mattoni addosso agli agenti in assetto anti sommossa. È stato un miracolo non essere colpiti. Ci siamo nascosti in un angolo». La guerriglia urbana ha coinvolto babbo Mauro, la mamma e la nonna per alcuni minuti di spavento. Fra cariche degli agenti e risposte violente della folla. «Portavo la felpa della nazionale con la scritta "Italia" sul davanti. Forse ci ha salvari: hanno capito che non eravamo inglesi e ci hanno lasciato stare». Nessuno ha infastidito la famiglia calcinaiola, nonostante le devastazioni e i furti a banche e negozi. «Dopo un po' di tempo un mezzo blindato delle forze dell'ordine ha rotto l'assembramento dei rivoltosi, e siamo riusciti a uscire dalla situazione di impasse, sempre coi sassi che ci roteavano intorno». Raggiunto fortunosamente l'albergo, la telefonata all'ambasciata li ha lasciati di stucco, con un sapore di beffa amara. «Ci hanno riferito che non avrebbero potuto fare nulla, e che era meglio rimanere barricati in camera. Il giorno dopo sarebbe stato disponibile uno psicologo». Disobbedendo all'invito del personale diplomatico, i Celoni si sono imbarcati la mattina stessa, pagando un taxi a peso d'oro.

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