Il Tirreno

Pontedera

Liceo, famiglie pronte alle vie legali

Filippo Bernardeschi
Una veduta dall’alto del liceo “Giosuè Carducci” di Volterra
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Una veduta dall’alto del liceo “Giosuè Carducci” di Volterra

Una prima in meno. Petizione promossa dai genitori di chi rischia l'esclusione

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 VOLTERRA. Il primo passo è una raccolta di firme. Poi si potrebbe «passare alle vie legali». Sono infuriati e disposti a tutto i genitori dei ragazzi che rischiano di veder saltare la loro iscrizione al liceo "Giosuè Carducci" di Volterra.  L'Ufficio scolastico regionale, infatti, a poco più di un mese dalla ripresa delle lezioni, ha negato una delle sei prime previste.  «Una scelta inaccettabile - spiega Monica Arbucci, una mamma - che potrebbe costringere i nostri figli a perdere un anno di scuola, o a intraprendere un percorso di studi indesiderato. Per questo abbiamo avviato una raccolta firme, che consegneremo presto in Regione». Arbucci, residente a Selvatelle, è madre di una ragazza disabile e ha alle spalle dure battaglie per garantire alla figlia un insegnante di sostegno. Oggi guida il fronte dei genitori in rivolta.  Vengono da Lari, Castenuovo, Peccioli, Terricciola. Alcuni sindaci hanno inviato una lettera di protesta all'Ufficio scolastico. Quello di Volterra, Marco Buselli, ha scritto anche alla vicepresidente regionale, Stella Targetti, e all'assessore provinciale Miriam Celoni, sostenendo di dissentire «totalmente dalla decisione, che penalizzerebbe gravemente il territorio».  «Le nostre osservazioni - scrive ancora Buselli - sono confortate da disposizioni legislative e sentenze definitive, relative alle zone montane disagiate. Ci riserviamo di appellarci a tali leggi qualora le decisioni prospettate diventino operative».  Intanto il fronte dei genitori si mobilita: raccoglie documenti e firme, cerca addirittura un avvocato. «Abbiamo già pagato l'iscrizione, cominciato l'acquisto dei libri, versato il contributo d'istituto - prosegue Arbucci - e faremo di tutto per opporci a questa situazione paradossale, dove ci comunicano che i ragazzi "tagliati fuori" potrebbero essere estratti a sorte».  Per gli sfortunati significherebbe rassegnarsi a diventare pendolari, a meno di rivedere la scelta d'indirizzo. «Non ci hanno dato motivazioni per questo taglio - spiega la presidente del Consiglio d'istituto Francesca Inghirami -. Per evitare queste situazioni si dovrebbero rifiutare iscrizioni, ma non mi pare una soluzione auspicabile per un istituto in crescita come il nostro».  E mentre il garbuglio della classe fantasma aspetta di essere districato, altri dubbi riguardano gli insegnanti di sostegno: i ragazzi disabili sono 4, uno dei quali grave.

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