Sicurezza
Col fiato sospeso per colpa degli espropri
Luciano Gianfranceschi
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Parte del macrolotto dove si trovano i terreni degli espropri contestati Ultimatum del Comune alle aziende del contoterzi: richiesto il pagamento di un milione
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SANTA CROCE. «Il lavoro quest'anno c'è anche per le ferie. Ci fermeremo solo la settimana di Ferragosto. Ma... dopo non so se riaprirò; e non sono l'unico in questa situazione», si lamentava ieri mattina un piccolo imprenditore della lavorazione conciaria contoterzi. Per saperne di più, è stato necessario rivolgersi a Rossella Giannotti, presidente dell'Assa (la società cooperativa consortile che raccoglie sotto i contoterzisti del distretto). «Tramite un legale, l'avvocato Benedetti, e con una lettera raccomandata, il Comune ci ha intimato entro 10 giorni, scaduti lo scorso 15 luglio, di pagare un milione e 92mila euro. Quelli a sua volta richiesti al Comune dalla proprietà dei terreni. Abbiamo fatto opposizione alla richiesta del Comune tramite i nostri legali, vedremo a settembre che cosa il giudice deciderà». Parla chiaro l'imprenditrice, mentre finora aveva tenuto riservata la richiesta dell'ultimatum. La vicenda è quella degli espropri non congrui dei terreni su cui successivamente è nata la zona d'insediamenti produttivi di Santa Croce, il macrolotto che oggi ospita aziende contoterziste e concerie. Nei mesi scorsi, dopo la sentenza della Corte d'Appello di Firenze che obbliga a risarcire i proprietari terrieri (coloro che negli anni scorsi fecero ricorso) delle somme ritenute giuste, il Comune di Santa Croce si è avvalso della facoltà di rivalsa prevista dagli accordi sottoscritti e ha deciso di procedere con la messa in mora di 24 aziende contoterziste che hanno usufruito della cessione dei terreni. Da tempo l'Assa sostiene di aver già pagato quanto ritenuto giusto, e di trovarsi alle prese con una disparità di trattamento. Tanto da aver presentato un ricorso al Tar (Tribunale amministrativo regionale della Toscana) a cui si chiede di annullare il provvedimento di messa in mora del Comune, e di accertare e verificare la reale ripartizione dei costi da sostenere sulla base degli accordi presi in passato. Secondo l'Assa, infatti, della non congruità dei terreni espropriati non possono rispondere solo le aziende contoterziste presenti nel macrolotto, bensì anche le imprese conciarie del consorzio "Programma 1". Nel ricorso al Tar, l'Assa ricorda che la variante al piano regolatore del gennaio 1993 fu decisa dal Comune per consentire il trasferimento dal centro urbano in una nuova zona più decentrata delle attività operanti nel settore conciario, allo scopo di riunire in un'area finalmente adeguata numerose imprese, sia quelle dei conciatori in senso stretto (riunite nel consorzio "Programma 1") che quelle contoterziste (riunite nella coop Assa). «Se unitari erano le origini e gli sviluppi salienti del piano e del programma di rilocalizzazione delle imprese del settore conciario - si legge nel ricorso presentato al Tar della Toscana - altrettanto unitaria doveva essere valutata e trattata la posizione delle singole imprese future assegnatarie. Il Comune avrebbe, in primis, provveduto agli espropri e al pagamento delle indennità ai proprietari dei terreni. Con successive convenzioni urbanistiche, avrebbe poi previsto una clausola "salvo conguaglio" per la disciplina del diritto di regresso dell'ente nei confronti dei soggetti assegnatari dei singoli lotti dell'area, per il recupero della totalità degli oneri d'esproprio corrisposti ai privati proprietari dei terreni. Il "quantum" che i conterzisti avrebbero pagato al Comune per ciascun metro quadrato loro assegnato doveva essere equivalente al "quantum" che, per ciascun metro quadrato, avrebbero pagato i conciatori (cioè, all'epoca, 20mila lire). Quando, nell'ottobre 2009, la Corte d'Appello di Firenze si pronunciò con la nota sentenza, l'Assa propose ai conciatori di "Programma 1" di ripartire in modo equo i maggiori oneri (6,92 euro al metro quadrato), ma da parte dell'altro consorzio ci fu un netto rifiuto. E dal Comune non ci fu alcuna presa di posizione. Anzi successivamente all'Assa sono arrivati da parte del Comune due formali atti di diffida e messa in mora, per una cifra complessiva di oltre un milione e settecentomila euro». Insomma, perché il Comune se la prende solo con le 24 imprese contoterziste dell'Assa e non chiama in causa anche i conciatori di "Programma 1"? L'ha chiesto al Tar la stessa Assa, che si ritiene estremamente penalizzata dai conti del Comune e dalle cifre pretese dall'ente e che chiede un'equa ridistribuzione dei costi. «I maggiori oneri d'esproprio - rilevarono gli avvocati dell'Assa - si tradurrebbero in 2,40 euro al metro quadrato per le imprese conciarie e in ben 26,47 euro al metro quadrato per i contoterzisti. Una follia, dal momento che tutti usufruiamo nello stesso modo degli stessi terreni». Conclude, tornando in presa diretta, Rossella Giannotti: «Abbiamo anche un ricorso al Tar contro il Comune di Santa Croce, e in tribunale a Pontedera contro il Consorzio programma 1. Staremo a vedere chi ha ragione, chi è nel giusto. Si tratta di una somma ingente, capace di condannare a morte le imprese coinvolte».
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