Sicurezza
Solo il mercato estero ci salva dal tracollo
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Unoperaia al lavoro Scende il numero delle imprese che chiedono soldi per investire
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PONTEDERA. E' il mercato estero che ha permesso di contenere i danni nel corso del 2010. Lo dicono il 27% delle imprese pisane all'interno dell'indagine realizzata dall'Ufficio Studi della Camera di Commercio di Pisa. Lo studio, che tenta di fare il punto della situazione ad oltre due anni di distanza dallo scoppio della crisi, segue altri due analoghi realizzati tra la fine del 2008 e l'inizio del 2009, all'indomani dello scoppio della crisi finanziaria, e alla fine del 2009, nel momento cioè di maggiore propagazione degli effetti recessivi. Pur avendo registrato, nel corso del 2010, una parziale attenuazione della crisi rispetto al terribile 2009, gli imprenditori pisani non sono particolarmente ottimisti per quanto riguarda le evoluzioni dell'anno in corso, tanto che la quota di imprese che prevede di aumentare il proprio giro d'affari scende dal 24% al 22%. D'altra parte è da segnalare come anche all'interno dei mercati dove le imprese pisane stanno andando meglio (quelli esteri) una quota piuttosto elevata di imprese registra un fatturato in forte diminuzione (32%). Le imprese pisane, nonostante la crisi, hanno comunque mostrato di voler reagire. Conforta a questo proposito rilevare la crescita, anche decisa, della quota di imprese che hanno arricchito la gamma dei prodotti/servizi offerti (dal 47 al 74%), di quelle che hanno aderito ad iniziative di rete attivate da associazioni di categoria, consorzi o enti pubblici (dal 15 al 27%). Desta invece qualche perplessità il calo di oltre sei punti percentuali, dal 51 al 45%, della propensione delle imprese pisane a cercare nuovi sbocchi all'estero. Stabile, invece, la quota di imprese che stanno cercando nuovi canali di vendita in Italia. L'indagine si sofferma anche su come, tra il 2009 ed il 2010, sia sceso il numero di imprese che ha fatto ricorso a nuove fonti di finanziamento. Le ricapitalizzazioni con mezzi propri infatti raggiungono il 30% (dal 36% del 2009) e quelle attraverso l'indebitamento bancario il 18% (dal 22%). A ben vedere si tratta di un'altra conseguenza negativa del rallentamento dell'attività. Solo il 30% delle imprese ha infatti chiesto fondi per effettuare investimenti, mentre il 61% lo ha fatto per coprire il fabbisogno connesso alla gestione del circolante ed il 25% per ristrutturare la propria situazione debitoria. Le aziende pisane che hanno segnalato maggiori difficoltà nell'accesso al credito scendono dal 31% del 2009 al 26% nel 2010. Nonostante questo apparente miglioramento, occorre considerare però che "isolando" le sole imprese che effettivamente hanno richiesto un finanziamento, la percentuale di chi ha segnalato un aumento delle difficoltà schizza al 52%: ben 8 punti percentuali al di sopra della media regionale. I maggiori ostacoli segnalati dagli imprenditori pisani per quanto riguarda l'accesso al credito sono costituiti dalle maggiori garanzie reali e personali richieste (motivazione segnalata dal 73% delle imprese con difficoltà di accesso al credito) e le minori concessioni di credito/scoperto (il 59%).
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