Il Tirreno

Pontedera

Belvedere, anche il presidente Novi getta la spugna

Jacopo Paganelli
L’interno della casa di riposo
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L’interno della casa di riposo

Nei giorni scorsi gli altri consiglieri d'amministrazione della casa di riposo si erano dimessi

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 LARI. Un energico j'accuse quello che viene dalle parole dell'avvocato Massimo Novi, ormai ex presidente della fondazione privata Belvedere di Lari. La stessa che da alcuni giorni è nell'occhio del ciclone riguardo alle poltrone del suo consiglio d'amministrazione.  Sette in tutto, tre delle quali rispondono al placet dell'amministrazione comunale. La casa di riposo è la struttura convenzionata con la Società della Salute più grande della Valdera (65 posti totali, con 44 in mano alla convenzione). Dalla turbolenta seduta del consiglio di ieri l'altro, però, con un giro di valzer Novi si è dimesso dalla carica di presidente, declassandosi al ruolo di semplice consigliere. «Nel 2006 entrai nell'amministrazione della società nominato dall'allora sindaco Ivan Mencacci», entra energicamente nel merito Novi. «Da luglio del 2008, poi, son salito sul gradino della presidenza». Incarico che, come afferma poco dopo, è stato movimentato dall'entrata in scena di membri quali Gaetano Pasquale Mazza - della lista civica "Lari c'è", e a suo tempo in lizza contro Mencacci - e Paolo Gasperini. «Il nuovo corso che questi signori hanno portato nella gestione aziendale è stato deleterio. Hanno tentato di sradicare del tutto l'amministrazione oculata che avevamo messo in piedi. E che ci aveva permesso addirittura l'assunzione di ben dieci persone a tempo indeterminato, con il pieno plauso dei sindacati».  A questa situazione, prosegue Novi, il neosindaco Terreni si è opposto in maniera chiara, ma non sufficientemente forte. «Sono arrivato addirittura a subire minacce fisiche e verbali da parte di coloro che rivendicavano dritti consuetudinari di presenza in società. E che dunque si opponevano a misure di razionalizzazione». Di qui, la situazione è diventata insostenibile che il presidente ha dovuto abdicare. Già sabato però si intravedevano nuvoloni, con le dimissioni simultanee di tutti i consiglieri, meno lo stesso Novi. Fino a mercoledì.

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