Il Tirreno

Pontedera

«Non c'è rispetto del dolore»

Sabrina Chiellini
Aldo Valentino Pallotto
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Aldo Valentino Pallotto

Parla il padre del ragazzo morto nella discoteca alle Melorie

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 PONSACCO. Aldino, operaio di Zoagli in Liguria, aveva solo 20 anni. Tre mesi fa è morto dopo una notte di eccessi e musica al Dress Code, già Insonnia, alle Melorie. Doveva essere il delirio che scriveva la parola fine alla discoteca delle Melorie. Mentre i genitori piangono l'unico figlio e aspettano la verità delle indagini ecco il progetto dell'Arci.  Suona amaro quel progetto, a prescindere dalla finalità e dal pubblico a cui intende rivolgersi. «Ma non avevano detto che al posto della discoteca avrebbero realizzato un supermercato?», domanda sconcertato il padre della giovane vittima, che abbiamo rintracciato in Liguria. «Non posso crederci - aggiunge - prima tanti discorsi... e il sindaco che aveva detto di avere ritirato le licenze? Questo è il nostro Paese. Fanno una legge e poi viene trovato sempre il modo per non farla rispettare». Il riferimento è al progetto che si intende realizzare nel capannone che per tanti anni ha ospitato una discoteca. Un immobile di proprietà privata che ha sempre creato problemi all'amministrazione comunale di Ponsacco. Vuoi per i rumori del popolo della notte, vuoi per i vandalismi e i furti legati ai frequentatori della discoteca circondata da case e negozi.  «Aprire un nuovo locale in quel capannone - continua il padre di Aldo Valentino Pallotto, dopo alcuni minuti di silenzio - non sarebbe certo un buon modo di rispettare la memoria di nostro figlio. Non è neppure il modo di rispettare il nostro dolore».  Dopo il dolore anche la beffa che si aggiunge a tutta una serie di mancate risposte a cui i genitori del ragazzo morto il primo maggio vorrebbero aggrapparsi per andare avanti. Loro quel sabato sera hanno salutato il figlio come tante altre volte. Andava in discoteca. Non lo hanno più rivisto se non chiuso in una bara. Ucciso da un cocktail micidiale di droga. Chi gli ha venduto le sostanze che lo hanno ucciso?  «Per ora delle indagini sappiamo poco o niente - dice ancora il padre - informalmente ci è stato detto che aveva assunto droghe ma non sappiamo come è stato soccorso, se ha avuto un malore e non ha avuto le attenzioni dovute anche da parte delle persone che erano con lui». Col passare delle settimane i genitori di Aldo si stanno rendendo conto che chi potrebbe aiutare a fare chiarezza sulla tragedia si è defilato.  «Con mia moglie stavamo pensando di cercare gli amici di Aldo - aggiunge - volevamo chiedere loro di dare una mano a chi sta facendo le indagini. Aspettiamo sempre di conoscere i risultati dell'autopsia. Non serviranno a riavere nostro figlio. Ma forse saranno un modo per poter andare avanti dando almeno alcune risposte ai nostri dubbi».

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