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Pontedera

«Il pilota aveva ancora le mani sulla cloche» Orrore nell'abitacolo

Francesca Suggi
«Il pilota aveva ancora le mani sulla cloche» Orrore nell'abitacolo

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 CASCINA.Il pilota è ancora accasciato sulla cloche. Ha le mani sugli strumenti di guida lui, probabilmente nell'inutile, disperato tentativo di evitare il peggio. Dietro, incastrato tra le lamiere, semi-sdraiato, un corpo maschile più esile quasi totalmente carbonizzato. E' un abitacolo infernale quello che si trova davanti agli occhi Attilio Taddei, caposquadra dei vigili del fuoco di Cascina. I morti saranno poi riconosciuti in Roberto Zagaglia e l'amico Bruno Aramini.  «Una scena agghiacciante», racconta il pompiere che per primo è arrivato in quel campo di grano, pronto con uomini e mezzi speciali per intervenire su un aereo in fiamme.  «Siamo stati allertati per la caduta di un aeroplano con il probabile coinvolgimento di un'abitazione, poi una volta sul posto ci siamo resi conto che era un ultraleggero e non c'erano case convolte». La chiamata scatta poco prima delle 19.  Al massimo in sette minuti la squadra piomba a Latignano e si trova davanti al piccolo velivolo inghiottito dalle fiamme.  I mezzi entrano, in poco tempo il rogo viene domato, compresi i focolai che si sono sviluppati tutto intorno.  Giù le fiamme, si spalanca l'inferno. I pompieri si creano un varco: davanti agli occhi subito una figura di grossa stazza, semi-carbonizzata.  «Era riverso sugli strumenti di guida, considerato lo stato del corpo si presume fosse un uomo dalla sua corporatura», continua Attilio Taddei.  Girare la testa e intravedere un altro mucchio di vestiti lacerati e poco altro: un attimo.  «Mi sono girato e ho visto un altro spettacolo agghiacciante», prosegue. Là dentro, incastrato nell'abitacolo, un altro corpo. Di struttura più esile.  «Dico che è una donna ma non ne sono certo perchè era più irriconoscibile dell'altra persona», prosegue il pompiere.  L'ossatura esile fa pensare che si tratti di un corpo femminile finito là in fondo, sbattuto e finito sdraiato forse dopo il terribile impatto con la terra. Invece, dopo le prime indagini, verrà fuori che si tratta di un uomo. Ma sulle prime riconoscere e decifrare è un'impresa impossibile.  Secondo il racconto di chi ha visto prima in aria e poi precipitare l'ultraleggero, il mezzo si sarebbe schiantato già in picchiata.  «Io posso solo dire che insieme ai nostri uomini abbiamo cercato in zona segni di un ipotetico atterraggio magari di emergenza o trascinamento e non ne abbiamo trovati», conferma Attilio Taddei.  Là vicino ci sono anche dei cavi dell'alta tensione, ma non sono danneggiati né tranciati.  «Sembra che non siano stati toccati, quindi presubimilmente il velivolo è caduto giù direttamente».  Poi lo schianto. Le fiamme.  La corsa disperata, ma inutile, dei soccorsi.

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