Il Tirreno

Pontedera

E oggi in consiglio comunale si parla della costituzione di una commissione d’indagine

Un coro unanime: «Dimissioni»

Giacomo Pelfer
Un impianto fotovoltaico nella campagna di Roffia
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Un impianto fotovoltaico nella campagna di Roffia

Fotovoltaico, dibattito incandescente alla Festa Comunista

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SAN MINIATO. «Le responsabilità della politica sono enormi. Se non è stata incapacità allora è malafede». E' così che Lapo Cantini, protagonista della battaglia contro il fotovoltaico sanminiatese, ha tracciato i contorni di una vicenda che tiene banco da mesi. «Il problema - ha proseguito - è che nonostante tutto le persone coinvolte sono ancora al loro posto. Ci sono delle responsabilità precise e certi personaggi dovrebbero trarne le conseguenze».  E' la frase che accende l'applauso nel dibattito organizzato lunedì sera alla Festa Comunista a La Catena. Buona la partecipazione di pubblico. Tanti gli interventi della serata, tra esperti del settore, esponenti politici, e in generale molti degli attori che hanno avuto un ruolo di primo piano nella battaglia contro i pannelli. Come Assunta Primaverina, presidente di Astro, l'associazione per la salvaguardia di Roffia, che ha ricostruito passo passo tutto ciò che i cittadini della frazione sapevano e non sapevano. «A cominciare dal giugno dello scorso anno, quando - ha raccontato - veniamo a sapere da alcuni proprietari che sarebbero arrivati degli impianti. A quel punto fissammo un incontro con l'assessore Tognetti, guarda caso la stessa sera in cui venne sfiduciata. Quella sera aspettammo invano. Chiedemmo allora un incontro con il sindaco Vittorio Gabbanini, che ci disse di non saperne niente. Solo il 22 dicembre saltò fuori la mappa degli impianti, dopo la quale ci rivolgemmo ad uno studio legale. Organizzammo anche un incontro in Comune con Paolo Bert, amministratore di Actasol, che convenne subito con noi: quell'incontro doveva essere fatto prima. Peccato che nessuno ci aveva coinvolto». Quel silenzio, sostengono in molti, doveva servire ad aggirare la Valutazione d'impatto ambientale, nonostante la contiguità tra più impianti tutti di poco inferiori a 1 Mwp. «Basta un'occhiata veloce alle carte: un'operazione del genere non si fa senza la connivenza degli amministratori - ha detto l'avvocato Claudio Bolelli, legale del Comitato di Roffia -. Già la legge 39 del 2005 prevede che siano gli enti pubblici a farsi carico della valutazione comparativa. Il Comune di San Miniato sapeva benissimo che gli impianti erano contigui e che facevano capo agli stessi personaggi, legati tra loro da interessi personali e di parentela. Al sindaco è stato addirittura organizzato un convegno dalle stesse ditte che poi volevano devastargli il territorio. La partita però non è chiusa: la mobilitazione deve restare alta».  Secondo Marco Ricci, presidente di Legambiente Pisa, «il gioco è stato talmente sporco che criticarlo è fin troppo semplice».  Un'anomalia quella di San Miniato che nasce dalle contraddizioni di un mercato fortemente condizionato dagli incentivi, come ha spiegato l'ingegnere Paolo Papucci, che lavora nel settore delle rinnovabili: «Gli incentivi previsti dal conto energia danno solo un 10% in più per gli impianti integrati, quelli realizzati su tetti e coperture. E' molto più conveniente puntare sugli impianti a terra, che hanno costi inferiori e garantiscono un investimento sicuro: un campo fotovoltaico da 1 Mw, come quelli realizzati a San Miniato, costa circa 3,5 milioni di euro e ne produce almeno 300mila l'anno. In almeno vent'anni di vita, quindi, un impianto garantisce un utile di circa 2 milioni e mezzo di euro».  Oggi pomeriggio, intanto, nel consiglio comunale che si aprirà alle 16, saranno ufficializzate le richieste per la creazione di un'apposita commissione d'indagine.

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