Il Tirreno

Pontedera

Scatta la rivoluzione per i permessi

Paola Silvi
Sopra l’architetto Massimo Parrini dirigente tecnico del Comune di Pontedera; a destra una visione dall’alto della città e un cantiere
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Sopra l’architetto Massimo Parrini dirigente tecnico del Comune di Pontedera; a destra una visione dall’alto della città e un cantiere

Il professionista è tenuto a presentare la pratica "chiavi in mano"

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 PONTEDERA. Da una parte il professionista che presenta al Comune la domanda per ottenere il permesso a costruire con tanto di pareri necessari. Dall'altra l'ente pubblico che pur non perdendo il suo ruolo di controllo sulle regolarità del procedimento e sulla completezza della documentazione fornita, ti dà una mano ad accelerare i lavori.  E' la nuova svolta dell'edilizia «che amplia - spiega il dirigente di Palazzo Stefanelli Massimo Parrini - il meccanismo della Scia, Segnalazione certificata d'inizio attività, che già si sostituiva alla vecchia autorizzazione amministrativa». Tempi più veloci, procedure più semplici e trasparenti, tutte le pratiche on line e la tracciabilità del procedimento. Sono questi gli ingredienti di una rivoluzione che ribalta il principio di base: si passa dal controllo preventivo (ex ante) dei requisiti, alla verifica successiva (ex post) sulle dichiarazioni che titolare e tecnici rilasciano. E questo significa prima di tutto garanzia di tempestività e meno burocrazia per le imprese.  Le nuove disposizioni, contenute nel decreto sullo sviluppo (la legge 106 del 2011) riorganizzano insomma il settore e la nuova normativa prevede che i professionisti, periti edili, geometri, architetti o ingegneri presentino una pratica con tutti i pareri già acquisiti, da quello del comitato ambientale (per gli interventi sottoposti a tutela paesaggistica) a quello della Sovrintendenza, per immobili sottoposti a vincolo storico, artistico o architettonico. Il professionista, in sostanza, si assume la responsabilità di quanto dichiara, assicura che l'intervento è conforme ai piani urbanistici, che ha o non ha bisogno di un determinato parere, fornisce planimetrie, sezioni, documentazione. Si autocertifica dunque, mentre il Comune osserva. E fino a quando la pratica non è completa, non verrà accettata dal Comune. Ma se il tecnico dichiara il falso, rischia il carcere. Perché anche il Comune ha i suoi compiti. In primis deve rispettare il tetto di verifica dei 60 giorni. Se non esercita questo potere entro questo periodo stabilito dal ricevimento della pratica, scatterà il silenzio-assenso. E i privati potranno cominciare a costruire. Può interrompere per una sola volta la decorrenza di tale termine solo entro 30 giorni dalla presentazione della domanda «esclusivamente per la motivata richiesta di documenti che integrino o completino la pratica presentata e che non siano già nella disposizione dell'amministrazione o che questa non possa acquisire autonomamente». In caso di interruzione, il termine dei 60 giorni per il silenzio-assenso ricomincia a decorrere dalla data di ricezione della documentazione integrativa. Poi l'amministrazione pubblica continua ad avere l'obbligo di controllare la regolarità degli atti forniti dal professionista e la veridicità di quanto asseverato e deve comunicare all'interessato il nome del responsabile del procedimento entro 10 giorni dal ricevimento della pratica. In ogni caso però l'amministrazione ha il dovere di agevolare i privati e i loro professionisti in questa procedura.  «Sul sito del Comune - specifica Parrini - sotto la voce "regolamento urbanistico-cartografia", è disponibile tutta la documentazione. Sono state inserite le "norme per la compilazione delle domande di permesso a costruire" con l'elenco degli elaborati necessari da allegare alle domande. Si può anche scaricare la domanda di permesso a costruire, da presentare in marca da bollo, allegando anche il versamento dei diritti amministrativi. E c'è la mappa interattiva che individua la zona scelta per gli interventi di turno».  Tutte le norme da rispettare e gli elaborati da produrre sono elencati nel sito del Comune. Vengono richieste da 3 a 5 copie degli elaborati in base al fatto che un determinato intervento ricada in zona soggetta a vincolo paesaggistico e anche idrogeologico. Secondo Parrini sta proprio qui la novità. «Si amplia la casistica delle possibilità», sentenzia il tecnico. E se le procedure vengono trasferite progressivamente a livello digitale e telematico così da presentare istanze e chiedere informazioni con un semplice click, sarà davvero possibile dare il via alle proprie attività, addirittura aprire un'impresa comodamente seduti di fronte al proprio pc. «Si tratta - conclude Parrini - di una sfida per la macchina comunale che ha comunque già dimostrato di essere all'altezza dei cambiamenti e delle innovazioni». Senza contare che i prossimi obiettivi andranno verso una dettagliata trasparenza dei procedimenti. Su internet non solo è a disposizione il piano strutturale aggiornato ma i privati, in futuro, potranno verificare in ogni momento lo stato esatto dell'iter procedurale.

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