Il Tirreno

Pontedera

Quel delitto irrisolto da oltre 60 anni: l'idea di un film su Elvira

Andrea Lanini
Quel delitto irrisolto da oltre 60 anni: l'idea di un film su Elvira

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PALAIA. "Era bella l'Elvira. Era bella l'Elvira in quella primavera del 1947. Aveva ventidue anni, Elvira Orlandini. Abitava a Toiano delle Botra, in quel di Palaia...". La voce dell'attore Andrea Giuntini, interprete della narrazione teatrale di Riccardo Cardellicchio "Chi ha ucciso la bella Elvira?", riannoda i fili di quella tragica, notissima storia, e il pubblico segue rapito, ipnotizzato, attento a non perdersi una sola delle infinite sfumature di quell'immaginifico affresco in bianco e nero. La sera di mercoledì 27 luglio, l'Incubatore della Belvedere Spa è stracolmo. Occhi spalancati, orecchie tese. È sempre così, quando si parla dell'omicidio di Toiano. È così da più di 60 anni.  Fu così nel '47, quando le prime pagine dei quotidiani nazionali si occuparono per mesi del delitto: cronache destinate a diventare una tragica prova generale del caso Wilma Montesi. È stato così nel 1997, quando Gianfranco Lazzereschi, toianese di nascita (i suoi genitori conoscevano bene sia gli Orlandini che gli Ancillotti, la famiglia di Ugo, all'epoca fidanzato della giovane assassinata), dedicò alla vicenda una commedia che, dove andava andava, riempiva i teatri. È stato così con lo spettacolo scritto da Cardellicchio. Potrebbe essere così col cinema.  Un film sulla bella Elvira. Un nuovo tributo a quel dolore pieno di fascino, a una trama enigmatica, troppo semplice e troppo complicata, inespugnabile. Un ulteriore omaggio a uno spicchio di Toscana che lassù, tra i fitti boschi che cingono quel paese fantasma, racchiude suggestioni arcaiche, riflessi di un'Italia che non c'è più ma che, come uno spettro inquieto, ancora si agita e pretende attenzione. Sarebbe un successo assicurato, dicono Alberto Falchi, sindaco di Palaia, Francesco Biasci, ex sindaco di Casciana Terme, e lo stesso Lazzereschi, che all'idea di un lungometraggio dedicato a quell'oscuro dramma pensa da sempre, fin dai tempi in cui il giornalista Paolo Falconi iniziò le ricerche poi confluite nel suo libro-inchiesta "La bella Elvira", oggi obbligatorio punto di riferimento per chi decida di occuparsi del caso Orlandini.  Elvira sul grande schermo. Falchi, Lazzereschi e Biasci ci pensano seriamente. Lazzereschi: «Anche allora, nel '97, per Elvira pensavo al cinema, al nostro neorealismo. Gli ingredienti sono quelli». Falchi: «Una grande sfida, un'operazione culturale ricca, sfaccettata, ricca delle nostre passioni più vere». I particolari sono già tutti lì, nelle pieghe dei fatti che il destino, lo sceneggiatore più abile, nel tempo si è divertito appallottolare e stropicciare, fino a confondere tutto e rendere frammentarie anche le poche cose certe: una giovane che, invece di stare sulle foto delle riviste di moda, stava a Toiano; una fine orrenda, brutale; un assassino senza nome. Hanno in mente anche il regista: Paolo Benvenuti. «Secondo noi sarebbe la persona giusta nel progetto giusto», osservano a una voce. «Benvenuti è pisano - dice Biasci - conosce bene questi luoghi, che più volte hanno ospitato i suoi set. Nei suoi lavori, il rigore della ricerca storica è sempre abbinato alla bellezza estetica che solo i maestri del cinema sanno restituire».  Dopo Gostanza da Libbiano, dopo la Doria Manfredi di "Puccini e la fanciulla", Elvira Orlandini. Con la bella Elvira, Paolo Benvenuti potrebbe completare un ciclo, un suo personalissimo "trittico delle eroine tragiche". Potrebbe interessarlo, la cosa? Falchi, Lazzereschi e Biasci - e, ovviamente, non solo loro - lo sperano.

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