Sicurezza
«Noi penalizzati in quella piazzetta» I produttori protestano
Francesca Suggi
Il comitato della filiera corta contro il Comune «Se non si cambia location il mercato rischia di sparire»
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VOLTERRA. Il mondo della filiera corta volterrana protesta. Quella piazzetta della Pescheria, un po' defilata rispetto alle vie principali, penalizza i produttori che ogni primo sabato del mese scendono in piazza per valorizzare le tradizioni agroalimentari del territorio. La speranza delle 33 aziende del comitato era riposta nello spostamento del mercato in piazza San Giovanni. Ma il sindaco Marco Buselli dice no. Il verdetto arriva sottoforma di lettera, pochi giorni fa. Una mazzata per chi da anni sta cercando di qualificare la città anche per le sue produzioni nostrane. «Avevamo chiesto al Comune nei mesi scorsi di valutare uno spostamento del mercatale, perché anche se la piazza è carina, è difficile tirarci fuori la giornata perché è periferica e poco frequentata anche in estate», spiega la presidente Anna Maria Barberini. I giorni passano, e intanto il numero dei produttori in piazza calano. «Ci sono mercati della filiera corta in provincia molto più redditizi, quindi alcuni optano per altre zone», continua. Piazza San Giovanni poteva essere una soluzione, anche perché in quello spazio nei periodi invernali, il sabato c'è sempre il mercato settimanale. Eppure l'amministrazione torce il naso. «Il mercatino della filiera corta andrebbe ad aumentare il carico di banchi che normalmente ci sono in piazza San Giovanni che avrebbe, invece, bisogno di recuperare l'austerità che ne connota il carattere», risponde il primo cittadino con una nota che pubblica su Facebook. E' qui che il polverone si sta alzando. Un botta e risposta tra lui e alcuni produttori. «Piazzetta della Pescheria è molto caratteristica ma per tirarci fuori la giornata è un po' troppo periferica e poco frequentata - risponde Gianni Dell'Aiuto che fa prodotti da forno -. Ti ricordo (e si rivolge al sindaco) che a questo tipo di mercati altre città spalancano le porte nei centri storici». Il comitato, che sta portando avanti un progetto per migliorare la conoscenza delle risorse locali e avvicinare la produzione al consumo grazie a un finanziamento della Regione non ci sta. «La nostra protesta non finisce qui», chiudono.
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