Sicurezza
Dalla cella al set: dietro le sbarre il sogno di una fiction
Francesca Suggi
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Sopra il gran finale dello spettacolo. In alto uno degli attori detenuti 2 MINUTI DI LETTURA
VOLTERRA. La prima pietra virtuale dell'agognato Teatro Stabile. E una sorta di ciak d'esordio per quella che diventerà la fiction sulla storia ventennale della Compagnia della Fortezza. "Mercuzio non vuole morire" per questo. Per conquistarsi un sogno d'amore e di morte, alla maniera dei Montecchi e dei Capuleti, che comincia dietro le sbarre del Maschio e si consuma tra le vie di quel Colle che diventa scenografia dello spettacolo 2011 diretto da Armando Punzo. Volterra come Verona. C'è il vicolo della Rabbia, quello degli Amori impossibili, la via del Bacio, il pozzo degli Ignavi. Le scritte scandiscono immagini che raccontano i vicoli etruschi. Sui muri, lungo tutto il corridoio del carcere si srotola la tragedia di shakespeariana memoria tra angoli della città più o meno nascosti e botteghe dei vecchi mestieri (c'è pure il negozio di alabastro di Piero Fiumi). Tra le gigantografie ci sono Romeo e Giulietta. C'è Mercuzio. C'è il vecchio Capuleti, alias Placido "Dino" Calogero, un veterano della Compagnia. «Sono con Punzo da cinque anni e spero, tra 17 mesi quando uscirò, di poter lavorare fisso con la Compagnia della Fortezza. Qua dentro tifiamo tutti per il progetto del Teatro Stabile». Uno, dieci, mille: la colonna sonora fa vibrare pareti ed emozioni. Sono quelle dei carcerati che in questi 4 giorni di spettacolo per un attimo tornano a sentirsi liberi. Dalla prigionia. Ma sono pure le emozioni di chi entra in carcere per la prima volta e non si aspetta un capolavoro del genere. E si guarda intorno, frastornato. "Ho bisogno di dar vita a un sogno". "Io sono oltre il poeta, l'artista, il musicista". Gli striscioni sono lungo il corridoio: Romeo urla "Basta, basta Mercuzio. Tu parli di niente". Lui ribatte: "Giusto, io parlo di sogni". Realtà, illusione, desiderio: decine di spettatori seguono la tragedia. E si lasciano andare alle parole di don Vincenzo, pure lui quest'anno, parte integrante dello spettacolo: «L'importante è incamminarsi, più conosco certa buona gente e più mi affeziono a questi fratelli di pena», dice il parroco. E mentre le parole di Romeo uccidono il disilluso, lo spirito libero della storia di William Shakespeare Punzo-Mercuzio non si arrende. E il teatro diventa metafora di un sogno concreto scandito nel gran finale davanti pure al sindaco Marco Buselli, tra gli spettatori. E' il sogno del Teatro Stabile. «Noi crediamo nel progetto di Punzo», rincara Massimiliano "Max" Mazzoni di Bologna. Sta scontando "un trentennale" - si dice in gergo - lui che interpreta la balia di Giulietta. «Tra due anni esco e mi piacerebbe restare a lavorare nella Compagnia».
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