Il Tirreno

Pontedera

Caro, vieni: così diventi italiano

Paola Silvi
Spesso sono le badanti a chiedere il ricongiungimento
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Spesso sono le badanti a chiedere il ricongiungimento

Ora sono più le immigrate a chiedere il ricongiungimento

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 PONTEDERA. Sono più donne che uomini. La maggioranza ha chiesto e ottenuto la cittadinanza perché vive a Pontedera da lungo tempo e ha deciso che questo è il paese in cui vuole restare e con cui si identifica. Prima una grossa parte, soprattutto femminile, la richiedeva perché poteva contare su un matrimonio con un italiano.  Oggi, invece, le donne hanno sorpassato gli uomini per numero, intraprendenza e indipendenza. Sono loro ad arrivare in Italia per prime. Per lavoro. Una volta stabilizzate, magari come badanti o assistenti alla persona, vengono raggiunte dai mariti e dai figli rimasti nella nazione d'origine in attesa di speranze e condizioni migliori. I ricongiungimenti familiari insomma vedono il cosiddetto sesso debole prendere in mano le redini del futuro.  «Sono italiana, quello che sento di essere da anni. Ora finalmente c'è scritto anche sui documenti. Per me vuol dire tanto: poter votare, festeggiare i 150 anni dell'Unità, dare ai miei figli la nazionalità del luogo dove ho scelto di crescerli, lavorare e pagare le tasse». Susanna, dopo anni a Pontedera, lasciata l'Albania, ha acciuffato quello che desiderava. Come lei, quest'anno in Comune sono stati registati 21 nuovi cittadini. Secondo i dati dell'ufficio anagrafe, 6 maschi e 6 femmine, 3 bambini e 5 bambine per derivazione dal genitore e un ragazzo per maggiore età. Ma il numero delle new-entry, in controtendenza rispetto al passato, non cresce. Basta uno sguardo all'indietro. Nel 2005 erano 29 gli stranieri ad aver preso la cittadinanza: 7 uomini, 6 donne, 5 minori maschi e 11 minori femmine per passaggio diretto dai genitori. Di fatto, se gli anni dal 2001 al 2005 avevano mostrato un boom di integrazione, ultimamente sembra che gli immigrati si stiano adeguando agli usi e ai costumi del paese che l'accoglie.  «Il trend dei flussi migratori in città - conferma l'assessore al sociale Matteo Franconi - sta calando. Anche il numero dei figli non è più così alto. E questo potrebbe essere un segnale di adeguamento agli stili di vita che trovano nel nuovo paese». Senza contare che il percorso per ottenere la carta d'identità è lungo e faticoso. Mai immediato. Perché la legge obbliga gli extracomunitari ad aver pazienza. Per ottenere il documento italiano ci sono due strade. La prima si chiama "naturalizzazione" e l'immigrato deve dimostrare una residenza ininterrotta di 10 anni e un reddito minimo. La seconda è sposare un italiano o un'italiana e presentare la richiesta dopo due anni dalle nozze. In qualsiasi caso la domanda per la cittadinanza va fatta alla prefettura che la gira al Ministero dell'Interno o al presidente della Repubblica. Poi si aspetta la notifica del decreto e solo alla fine, il protagonista di turno, allegro, emozionato e agitato, si presenta davanti al sindaco per la cerimonia ufficiale.

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