Gioco
Lassù dove osa il fotografo: il deltaplano di Frassi vola sui cambiamenti della città
Andrea Lanini
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A destra il Teatro Era comè oggi e i giorni in cui lo stavano costruendo; subito sotto il fotografo volante Piero Frassi Negli scatti a confronto l'impronta inarrestabile del progresso in casa di Piero oltre ventimila file negli archivi digitali
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PONTEDERA. È tenace, il nostro "fotografo volante", ostinato. «Quando ho puntato un obiettivo, non lo mollo. Finché lo scatto non è come dico io, non smetto di girargli intorno», racconta con una determinazione da pilota da caccia. Non molla sul serio, neanche se è inverno, neanche se lassù fa freddissimo e il filo del gas magari si blocca, costringendo il suo deltaplano color rosso vivo a cercare in fretta un punto buono per atterrare alla meglio. Al puntiglio irriducibile dei bravi fotografi, Piero Frassi unisce una passione coriacea da aviere vecchio stile, occhialoni, tuta e vento in faccia. Il risultato dell'incontro sta nelle sue meravigliose immagini, quasi sempre dedicate a Pontedera e alla Valdera. Ve ne diamo un assaggio. Date un'occhiata perché vale la pena: queste panoramiche aeree ci svelano a noi stessi, ricompongono la nostra quotidianità da inediti punti di vista, ci offrono l'opportunità di guardare da altre angolazioni scenari che credevamo di conoscere bene e che invece erano, costretti come siamo a tenere i piedi per terra, inevitabilmente parziali, per forza frammentari. Chi osserva dalla giusta distanza, osserva due volte; lui, che vola e scatta in contemporanea da anni, lo sa bene. Veleggiando in quota, librandosi lento e pugnace sulle nostre teste, ha seguito come un satellite le tante mutazioni del volto della nostra città, delle aree circostanti, delle frazioni adiacenti, dei paesi limitrofi. Mutazioni lente e pugnaci anche loro: inesorabili affioramenti di rotonde, di ponti, di nuovi svincoli, di propaggini festosamente abitabili, di insperate aree balneari, di innovative soluzioni per la viabilità, per il tempo libero, per le energie rinnovabili, per lo sport, per l'incremento della socialità, per la grande distribuzione. L'impronta inarrestabile del progresso. Allo sterminato campionario iconografico di Frassi abbiamo chiesto di farci un riassunto delle puntate precedenti, attraverso qualche chicca proveniente dal nostro spicchio di cielo. Tasselli volanti dei tempi in cui era sempre in vita l'erbetta verde dello stadio Marconcini, quando ancora non giravano le pale eoliche e lo stremato ponte alla Navetta non aveva ancora dovuto subire l'improponibile, imbarazzante confronto col gigantesco omologo in acciaio e cemento che ora gli si erge di fianco. Ma per carità, nessuna sindrome da via Gluck, nessuna ansia da giardino incantato distrutto dall'atroce trivella, dal diabolico scavatore. Solo una curiosità da enigmisti: prima qui cosa c'era, ora cosa non c'è più? Aguzzate la vista, trovate le somiglianze tra il prima e il dopo. Il problema, qui a casa Frassi, è l'imbarazzo della scelta: più di 20mila file nei soli archivi digitali. Poi ci sarebbero anche le foto in pellicola, che risalgono ai primi anni Novanta, «ma quelle lasciamole perdere, sennò si finisce tra un secolo», dice pragmatico. Ha ragione. Sai che fiorire di rotonde, tra un secolo? Hai voglia di immortalare dall'alto. «Forse è meglio concentrarci sugli ultimi anni. Che dice?». Mentre racconta i primi passi del suo amore per il volo («1988. Ero qui accanto, nell'orto. Ti vedo passare quest'aggeggio, che poi mi hanno spiegato essere un deltaplano. Mi sono detto: bello, voglio provare anch'io. Ho preso il brevetto e non ho più smesso»), intraprende rapidi passaggi rasoterra sulle cartelle contenenti le varie annate. Finalmente le immagini si ingrandiscono. «Ecco, guardi qua: non è stupendo questo tramonto?». Stupendo davvero. Ora le strade diventano riconoscibili, le sagome degli edifici prendono significato, i profili geometrici di piazze e viali si ridistribuiscono. Ecco qualche esempio della Pontedera che ci siamo persi. 2004: lo stadio Marconcini è ancora lui, tribuna compresa; al Teatro Era, dove fervono i lavori, ci si concentra sull'esterno (ingresso e anfiteatro); la piazza della Stazione muta di ora in ora. 2005: un'istantanea del lago Braccini, ancora intonso; la prima rotonda artistica all'imbocco della Fi-Pi-Li; la fornace Braccini ha l'aspetto di uno spoglio, inservibile rudere; il ponte alla Navetta, ancora solitario, non sa di avere le ore contate; il neonato centro sportivo "Bellaria" non ha ancora i suoi bei campi da gioco, né il capace parcheggio che sputerà di lì a non molto. 2007: sul piazzone, i cui flussi di traffico sono già aggiornati, resiste il basamento della storica pensilina; al Marconcini, la tribuna è scomparsa, i bordi del campo hanno già imboccato il viale del tramonto, e nell'area adiacente, delimitata da viale Italia, già si è preparato il terreno alla fondamentazione di un nuovo agglomerato abitativo. «Quando tornavo a terra, entusiasta, raccontavo agli altri cos'avevo visto. Cercavo di spiegare la bellezza di questi paesaggi visti dal cielo, ma è chiaro che non riuscivo a rendere l'idea. Allora ho cominciato a fare foto». 2008: è in rapido corso d'opera la costruzione del parco eolico di Gello; strani movimenti di truppe prendono ad accerchiare il ponte alla Navetta, lo si chiude da due lati, tagliando ogni via di fuga; piazza Andrea da Pontedera ha quasi del tutto completato il suo restyling, mancano solo i verdi elementi decorativi ai bordi. 2009: piazza Andrea da Pontedera è praticamente terminata; in men che non si dica, l'Arno ha un nuovo ponte, proprio accanto al vecchio ponte alla Navetta, ormai sconfitto. 2010: la fornace Braccini, completamente ristrutturata e trasformata, ospita ora numerosi appartamenti (resiste fiera la svettante ciminiera); il ponte Napoleonico, visto da quassù, si accende di un elegante red carpet: la pista ciclabile. 2011, l'oggi: sul bordo del lago Braccini risplendono sorridenti gli ombrelloni del nuovo stabilimento "Amalia Laghi"; i complessi residenziali che hanno sostituito il Marconcini sono ormai completati. Siamo al presente. Ma la città continua a evolversi, a espandersi. Piero, dal suo deltaplano, continuerà a immortalarne gli esiti. Nuovi album di aerei "work in progress" ci attendono. Visti da lassù, dove osano i fotografi.
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