La manifestazione
Indotto Piaggio: serve il coivolgimento delle istituzioni. Oggi unora di sciopero
In 130 rischiano il lavoro
Francesca Suggi
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Una veduta degli stabilimenti Piaggio Allarme dei dipendenti dell'azienda Industrie Toscane
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PONTEDERA. Temono che la Piaggio li metta da parte. Hanno paura che il recente stop delle linee di produzione congeli il rapporto con il loro principale fornitore. Per questo i 130 lavoratori dell'azienda dell'indotto Industrie Toscane temono per il loro futuro. «Non dipende da noi, le materie prime ci arrivano a singhiozzo», spiegano dal sindacato. Noi lavoratori diligenti. Valentina Riccomi rappresenta la Rsu interna che fa capo al sindacato dell'Ugl. E' lei a testimoniare l'atmosfera che si respira nella realtà pontederese, di proprietà della famiglia Caponi, che si occupa di componentistica. «La materia prima, che è alluminio e che noi lavoriamo, ci arriva a singhiozzo dalla Almec di Nusco, altra impresa della galassia Caponi. Per questo non riusciamo ad evadere tutte le commesse che ci vengono chieste», spiega Riccomi. Che ci tiene a sottolineare: «Noi abbiamo sempre lavorato con grande competenza, precisione e flessibilità accettando di lavorare anche 8 ore di sabato - continua -. E non vorremmo che questa crisi generale venisse pagata dai noi dipendenti, con gravi ripercussioni sulle nostre famiglie». La grande preoccupazione dell'azienda dell'indotto è quella di essere messa da parte della casa della Vespa. «E' il nostro massimo fornitore - precisa Riccomi - e anche se recentemente abbiamo cominciato a lavorare per Fiat e Volkswagen, Piaggio resta il principale». Appello alle istituzioni. I dipendenti di Industrie Toscane, insieme all'altra impresa della famiglia Caponi Tecnocontrol e alla Almec di Nusco, alimentano la componentistica meccanica e le parti del motore per il Liberty, l'Mp3 ma pure per altri veicoli Piaggio. L'appello che arriva da Ugl mira dritto al petto delle istutuzioni locali: «In questa situazione - rincarano dal sindacato - chiediamo alle istituzioni di aprire un tavolo di confronto, affinché si facciano pressioni sulla proprietà Caponi e sugli stessi vertici Piaggio». Un'ora di sciopero. Ad amplificare l'appello anche Fim, Fiom e Uilm: «Sui fermi produttivi abbiamo avuto risposte insufficienti - dicono all'unisono -. Nel corso dell'incontro con la direzione Piaggio abbiamo chiesto di conoscere quali misure l'azienda pensa di mettere in campo per assicurare il ritorno al normale svolgimento delle attività lavorative. Questa situazione - chiudono - è inaccettabile. Occorre reagire con azioni sindacali e richiamare alla responsabilità le istituzioni locali e la Regione». Dalle parole ai fatti. Già oggi, i sindacati Piaggio Fim, Fiom, Uilm e Uglm hanno dichiarato un'ora di sciopero a fine turno, per tutti i turni. «Lo facciamo per protesta contro questo stato di incertezza - concludono -. Intanto abbiamo già chiesto e ottenuto un incontro con le istituzioni locali».
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