Il dolore
I COMMENTI
«Troppe imprese e fuori standard»
Giacomo Pelfer
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SANTA CROCE. «Sono anni che lo ripeto: le piccole aziende del settore sono troppe, almeno la metà dovrebbe chiudere. Invece continuano a vivere ai margini della legalità». È durissimo il commento di Rossella Giannotti, presidente dell'associazione dei contoterzisti di Santa Croce sull'Arno, per niente sorpresa dai dati sul lavoro. È tra le piccole aziende e le lavorazioni per conto terzi che vanno cercati i casi più eclatanti d'illegalità nel distretto del cuoio. La base del comparto, cresciuta vertiginosamente negli anni del boom economico, ora è troppo vasta per reggere i nuovi standard del mercato. «Condanniamo da sempre la situazione - spiega - ma si continua a ignorarla. Il settore andrebbe ridimensionato e riqualificato. Alcune aziende possono stare al passo coi tempi; altre sopravvivono ai margini delle legalità danneggiando le altre». Tra le concerie, invece, le reazione è più distaccata: «Non ne so niente, ma non credo che i dati coinvolgano qualcuno dei nostri associati - afferma Franco Donati, presidente dell'associazione conciatori di Santa Croce -. Se anche fosse, però, di certo non li difenderemo. È concorrenza sleale che danneggia le altre aziende e l'immagine del distretto. Da sempre sensibilizziamo gli imprenditori a rispettare regole e sicurezza». Sulla sponda opposta del distretto, il presidente del Consorzio conciatori di Ponte a Egola, Attilio Gronchi, teme addirittura che con la crisi il fenomeno sia più diffuso di quel che si possa pensare.
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