Il Tirreno

Pontedera

CRESPINA

La farmacia non è più in vendita un piano per aumentare gli utili

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 CRESPINA. L'amministrazione municipale di Crespina ha messo a punto un piano per evitare la vendita della farmacia comunale.  «I motivi che ci hanno indotto a valutare nei mesi scorsi la vendita della farmacia - spiega il sindaco Thomas D'Addona - non derivano, come abbiamo sempre affermato, da una valutazione negativa dell'attività della farmacia, ma esclusivamente dal fatto che la redditività è troppo bassa. La differenza fondamentale tra una farmacia privata ed una pubblica è che l'utile invece che ad una sola persona, appartiene ad una collettività che lo può reinvestire sul territorio. Si può anche accettare un utile leggermente inferiore a fronte dell'erogazione di alcuni servizi, ma comunque l'azienda deve essere gestita in modo efficiente. Una farmacia che fattura circa un milione di euro, anche se è pubblica, non può dare una redditività così bassa (che diminuisce ogni anno ed è arrivata a meno di 70.000 euro). In questi mesi abbiamo analizzato approfonditamente la situazione e abbiamo individuato un percorso che possa rendere superabile la vendita e non più necessaria; non si tratta cioè di un passo indietro, semmai di un passo avanti».  L'obiettivo del Comune sta semplicemente nell'aumentare l'utile annuo e per questo è stata individuata una strategia su cui lavorare.  «Questa - aggiunge il primo cittadino - prevede l'estensione dell'orario di apertura serale fino alle 22 almeno in alcuni periodi dell'anno. Da valutare la convenienza ad estendere l'orario di apertura nelle ore pomeridiane evitando la chiusura per pranzo e l'apertura fissa del sabato tutto il giorno. Per fare tutto ciò sono necessarie più ore lavoro: non pensiamo di assumere altro personale, ma la proposta è di concordare con le farmaciste un progetto che aumenti le ore di lavoro passando da 36 a 40 ore settimanali. Inoltre, occorre porre in essere tutte quelle strategie commerciali finalizzate all'aumento dell'utile potenziando la parte commerciale al fine di aumentare e fidelizzare la clientela. Per incentivare e motivare il personale è prevista un'indennità aggiuntiva sullo stipendio proporzionale agli aumenti dell'utile».  In altre parole si chiede alla farmacia di guadagnare di più e alle farmaciste di lavorare di più. Le farmaciste conserveranno quindi il posto di lavoro e, a fronte del maggior lavoro, otterranno un incremento di stipendio pari ad almeno il 12%. Inoltre, più guadagna la farmacia più guadagnano loro.  L'obiettivo del Comune è portare l'utile a 100.000 euro.  «Questa in sintesi - prosegue D'Addona - la proposta che abbiamo fatto lunedì ed abbiamo ottenuto un assenso dalle farmaciste anche se, ovviamente, l'accordo andrà perfezionato nei dettagli. Era presente all'incontro anche il sindacalista della Cgil Nardi ed ho molto apprezzato il suo contributo. Il confronto col sindacato Cgil c'è stato sin dall'inizio di questo percorso e non si è mai interrotto neppure nei momenti più difficili e più tesi e credo che l'accordo trovato possa essere motivo di soddisfazione per entrambe le parti. Probabilmente queste proposte potevano arrivare prima dalle farmaciste o dal precedente amministratore, col quale però non è stato possibile stabilire alcun confronto, ma c'è stata solo chiusura».

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