Il dolore
Dal foro alla Biennale seguendo le orme dell'arte
Alice Giusti
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Frosali nel suo studio Il traguardo di un avvocato-pittore di Pomarance scelto da Sgarbi per il padiglione su Mantegna
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POMARANCE. Un avvocato-pittore pomarancino doc alla 54ª Biennale di Venezia. Un connubio singolare, due mestieri contrapposti che convivono in una sola persona, Renato Frosali, ovvero formalità e oratoria abbinate a estro e creatività. Un Dr. Jekyll e Mr Hyde, ma con entrambe le facce positive. «Ho compiuto gli studi giuridici e il tirocinio per la professione legale con una parte del cervello che pensava alla pittura», spiega Frosali. L'amore per le arti è sbocciato sui banchi di scuola, all'Istituto d'arte a Volterra ed è esploso finiti gli studi di diritto. «La scuola in quegli anni dava una grande formazione professionale - spiega l'avvocato pittore - era un'officina di cultura e creatività. La bottega artigiana era un luogo di frequentazione culturale. Una situazione diversa anni luce da oggi». La formazione accademica lo ha quindi segnato per la vita e lo ha "costretto" a tornare a dipingere. Le sue tematiche? «Il mondo antico mi affascina di più di quello moderno. Gli etruschi, un popolo dedito ai vizi e ai piaceri della vita, sono diventati il mio punto di riferimento», spiega il pittore. E, grazie a due mostre in Italia e due all'estero, è stato notato da Vittorio Sgarbi che lo ha chiamato a partecipare alla Biennale di Venezia nel padiglione da lui curato e dedicato al Cristo Morto di Montegna. «A Venezia esibisco il mondo etrusco riproposto in linguaggio moderno - spiega - ma penso che Sgarbi mi ha scelto per la mia mostra dedicata al Montegna». Frosali certo è soddisfatto del traguardo raggiunto, anche perché fare l'artista nei piccoli centri, in un costante «isolamento culturale che pesa come un macigno sull'attività» non è facile. Ma la determinazione lo ha portato a non arrendersi e a porsi ambiziosi obiettivi. «Ho in cantiere esposizioni a Parigi e Bruxelles - spiega - poi tornerò a un lavoro di studio, in solitudine monacale per dipingere al meglio delle mie capacità espressive».
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