Finanza
I conciatori sposano il museo
Giacomo Pelfer
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Una delle sale del Museo del cuoio Un comitato per finanziare l'allestimento delle sale dedicate al cuoio
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SANTA CROCE. I conciatori arriveranno in soccorso del Museo del Cuoio, pronti ad impegnarsi per un definitivo allestimento. Lo ha annunciato Alessandro Francioni, ex presidente dell'associazione conciatori di Santa Croce, al termine della presentazione del rapporto socio-ambientale dell'Unic, illustrato venerdì scorso proprio all'interno del museo. «Propongo di creare un comitato - ha detto Francioni - che si metta in moto per allestire la struttura. Le nostre aziende, del resto, vantano anche un certo credito verso le banche». «Siamo disposti non solo a collaborare - ha rilanciato il nuovo presidente Franco Donati - ma a contribuire in prima persona». Per l'occasione era stato invitato anche il progettista, l'architetto Massimo Carmassi, che ha illustrato le caratteristiche e la filosofia dell'opera. Una struttura organizzata in tre parti: il grande piazzale d'accesso, creato dalla demolizione degli ex macelli, il restauro della conceria Lapi e la moderna struttura a forma di lente. «Sarà questo il punto d'accesso del museo - ha spiegato Carmassi - con una prima illustrazione didattica, dalla quale si accederà poi alla conceria. Non credo serva molto per completare l'opera: basterebbe coinvolgere un esperto che stili una lista dei macchinari da recuperare. Poi, in futuro, il museo potrà anche evolversi». Soddisfatto il sindaco Osvaldo Ciaponi, che aveva proposto di ospitare il rapporto Unic nel museo proprio per sensibilizzare gli imprenditori. «L'idea - ha ricordato - era nata durante la visita in anteprima con i consiglieri comunali». Una visita che non ha spento dubbi e perplessità: «L'amministrazione ci aveva elencato le spese che serviranno per l'agibilità - dice la consigliera Irene Storti - poi, solo due ore dopo, veniamo a sapere che l'assemblea di Unic sarebbe stata ospitata nel Museo, in una struttura non a norma. Si tratta di un edificio progettato negli anni '90 e pensato unicamente come museo. Una struttura, tuttavia, dove mancano elementi per una vera storia della conceria, con un ingresso addossato alle tribune del campo sportivo. È mancata la pianificazione. La nostra proposta è di internazionalizzare il museo, legandosi agli altri distretti conciari del mondo».
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