Attenzione
«Ci hanno costretto ad aprire la cassaforte»
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I carabinieri ieri mattina alla ricerca di testimonianze utili alle indagini sullassalto alla casa dellorafo Parlano i coniugi vittime della rapina. Forse i banditi erano stranieri
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FORNACETTE. «Siamo stati rapinati, ci hanno costretto ad aprire la cassaforte». Fabio Neri, molto conosciuto nell'ambiente degli orefici e dei gioiellieri, taglia corto a chi gli chiede di raccontare cosa è successo nei pochi minuti in cui lui e la moglie sono stati in balìa dei rapinatori. E poi per ragioni di indagini anche le vittime a volte preferiscono tacere. Per i coniugi lo spavento più grande deve essere stato quello di trovarsi con tre individui in casa, forse stranieri, che li minacciavano, che potevano essere pronti a tutto. Che potevano essere armati, che li avevano sorpresi nel sonno. Ai carabinieri Neri ha ricostruito nei dettagli i momenti della rapina. «Non abbiamo visto con cosa sono fuggiti», avrebbero spiegato i coniugi che erano stati legati proprio con lo scopo di rendere più difficile la richiesta di aiuto alle forze dell'ordine. «Noi in questa sede abbiamo solo uffici commerciali - spiega un'impiegata per telefono - i laboratori orafi sono in Piemonte e non qui. Il titolare non c'è e non credo ci sia molto altro da aggiungere». «Non c'è niente da dire - è il commento della moglie dell'orafo che resta sulla porta casa - è successo e basta». In altre occasioni, come dimostrano fatti di cronaca avvenuti recentemente, i banditi non hanno esitato a picchiare imprenditori presi di mira. Il caso più grave è avvenuto a Cascina l'aprile scorso quando Mauro Franceschi, 61 anni, imprenditore molto conosciuto, è morto d'infarto mentre nella sua villa, cinque banditi armati e col passamontagna, avevano fatto irruzione, per svuotare la cassaforte. S.C.
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