Il Tirreno

Pontedera

Cresce l’incidenza sul fatturato delle aziende dei costi ambientali, per i prodotti chimici e le materie prime

Bene la produzione, ma è allarme costi

Giacomo Pelfer
Un momento della presentazione del rapporto annuale dell’Unic ieri mattina al museo del cuoio di Santa Croce
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Un momento della presentazione del rapporto annuale dell’Unic ieri mattina al museo del cuoio di Santa Croce

Presentato il rapporto annuale dell'Unione nazionale industria conciaria

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 SANTA CROCE. Cresce l'incidenza dei costi ambientali sul fatturato delle concerie: quasi un milione di euro, in media, per ogni azienda nell'arco del 2010. Numeri pesanti, ma che testimoniano anche l'impegno delle aziende per la sostenibilità ambientale e sociale del comparto. La sfida, adesso, è quella di conferire a quest'impegno una valenza riconosciuta dal mercato.  È il messaggio che esce dal rapporto socio-ambientale dell'Unione nazionale industria conciaria, illustrato ieri mattina all'interno del museo del cuoio, aperto eccezionalmente per una prima presentazione agli imprenditori. Una fotografia al settore conciario nei 12 mesi del 2010, distanti, come ricorda il sindaco Osvaldo Ciaponi, «dall'annus horribilis del 2009», con un incremento di produzione del 18%, ma anche con segnali d'allarme importanti, come l'aumento del costo dei prodotti chimici e soprattutto delle materie prime (+71%). Il tutto in un contesto internazionale complesso, «nel quale - fa notare il presidente di Unic Salvatore Mercogliano - i conciatori sono praticamente abbandonati a se stessi. Fuori dai distretti siamo soli, a combattere la burocrazia e il protezionismo per mantenere una competitività internazionale». Ciononostante, il conciario italiano vale il 15,7% dell'intera produzione mondiale e il 26,9% dell'export.  Il bilancio ambientale. Il rapporto di quest'anno sottolinea soprattutto la diminuzione dei costi legati ai consumi, a cominciare dall'energia elettrica (-55% rispetto al 2002). In calo anche il consumo di acqua, che tra 2002 e 2010 passa da 136 a 104 litri necessari per ogni metro quadro di prodotto. Viceversa, i costi di gestione delle acque e dei processi di depurazione s'impennano, con un'incidenza sul fatturato che passa dall'1,97% del 2009 al 2,57% del 2010. «Il distretto toscano - spiega Federico Brugnoli, funzionario Unic - è quello che ha investito di più in infrastrutture per la depurazione, e oggi paga i maggiori costi ambientali». La produzione di rifiuti, in calo del 14% rispetto al 2002, ha raggiunto nel 2010 il 98% di raccolta differenziata, di cui il 75% destinato al recupero. «In media - fa notare Brugnoli - i costi ambientali arrivano a 997mila euro per ogni azienda, rispetto ai 615mila del 2009».  Il bilancio sociale. Circa l'87% del personale impiegato in conceria ha un contratto a tempo indeterminato; i lavoratori a tempo scendono dal 13 al 10% rispetto al 2009. Il 65% degli addetti ha meno di 45 anni, il 10% è d'origine straniera, mentre la presenza femminile si aggira sul 24% (con un incremento al 60% se si considerano le sole mansioni amministrative e gestionali).  Infrastrutture e collaborazione. «Questi dati dimostrano che il conciario è uno dei settori più avanzati della nostra economia - sostiene il consigliere regionale Ivan Ferrucci -. Adesso, però, occorre accelerare i tempi per il cosiddetto Tubone, in modo da ridurre subito i costi di depurazione». «Il comprensorio, poi, dovrà anche iniziare a parlare con un'unica voce», aggiunge il nuovo presidente dell'Associazione Conciatori Franco Donati, rispolverando l'idea di un'unica organizzazione di categoria: «Quando andiamo all'estero è l'unità che ci dà peso - dice -. È importante, inoltre, investire di più nella formazione».  Questione etica. Secondo Graziano Turini, assessore provinciale allo sviluppo economico, l'impegno verso il contesto sociale e ambientale dovrà diventare un valore di mercato. «Per questo dovremo controllare di più sul rispetto delle regole, contro le forme di concorrenza sleale». Concetto ripreso da Loris Mainardi (Cgil): «Anche nella nostra zona - dice - ci sono aziende che provano a forzare le regole per far fronte alla crisi».

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