Attenzione
Il posto fisso? Un miraggio
Paola Silvi
◗
Donne in fila al centro per limpiego (foto darchvio) L'80% dei contratti è a tempo, senza lavoro due donne su 3
2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. Il posto fisso è un miraggio lontano. La stabilità un'oasi irraggiungibile. Soprattutto per le donne e per i giovani che rappresentano le categorie maggiormente colpite dalla piaga della disoccupazione. Una donna su due, tra i 35 e i 45 anni e un giovane su tre, stavolta tra i 15 e i 24 anni cercano lavoro ma non lo trovano. Ce l'avevano ma hanno dovuto dirgli addio. Fanno la spola nei centri per l'impiego della Provincia alla disperata ricerca di un'occasione ma poi devono accontentarsi. E se trovano il coraggio di non gettare la spugna devono rassegnarsi ad aspettare tempi migliori. Questa la sintesi straziante offerta dalla Provincia di Pisa, dove su 39.524 iscritti ai centri per l'impiego, fra disoccupati e in cerca di prima occupazione, 24.096 sono donne, quasi il 61%. Mentre i giovani sfiorano le 14.402 unità. E anche dall'altra parte della barricata, fra chi insomma può stringere tra le mani un foglio che confermi una certa sicurezza occupazionale, i dati non lasciano dubbi sulla gravità della situazione. Nell'ambito delle assunzioni, su un totale di 72757 nuovi entrati, l'80% però con contratti a tempo determinato, le donne sono 38.828, molto meno della metà. E per i licenziamenti il trend non va poi meglio, anzi. Hanno cessato il rapporto lavorativo in 45.352 ma la quota femminile, che vale 23.151 casi, supera di gran lunga quella maschile. Al contrario la mobilità interessa soprattutto gli uomini. Per le aziende con oltre 15 dipendenti si contano 359 donne in mobilità contro le 1.066 persone coinvolte. Per quelle con meno di 15 dipendenti le signore sono 1.442 mentre i colleghi maschi sono 1957. Come dire, per le donne non ci sono sfumature. O dentro con stabilità. O fuori con pochissime possibilità di reintegro. «Stiamo lavorando sul monitoraggio del mercato del lavoro per capire quali strumenti applicare in futuro», spiega l'assessore Anna Romei. Un futuro che parla di un'occupazione che annaspa, scesa in un anno del 10,6%, quasi il doppio di quella registrata in Toscana dove lievi segnali di ripresa si intravedono solo nei settori del conciario e del calzaturiero. «Nelle politiche nazionali - rincara la dose Romei - non si riscontrano molti appoggi. Anche il fondo sociale europeo ha subito una notevole riduzione e così ci sarà meno possibilità di attivare corsi di formazione e distribuire incentivi. Nonostante l'impegno della Regione insomma, i territori non possono far miracoli". Che cosa resta allora? Intanto, il coraggio di mettersi in gioco. Di aprire nuove imprese. Di scommettere solo su se stessi. Per non restare al palo, scoraggiati di fronte ad un mondo professionale per il momento stagnante.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
