Il Tirreno

Pontedera

Dramma di Capannoli. La donna, che si è uccisa insieme ai 2 figli, ripresa a un self-service della zona

Filmata mentre riempie due taniche con la benzina utilizzata per il rogo

Candida Virgone
La vettura esaminata dopo il rogo, a destra fiori lasciati sul posto
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La vettura esaminata dopo il rogo, a destra fiori lasciati sul posto

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 PISA. L'occhio del Grande Fratello, che ci spia in ogni istante della nostra vita e nelle più svariate forme, non è solo invasivo e molesto. A volte può anche tornare utile. È utile è stato senz'altro per chiudere il cerchio alle indagini sull'omicidio-suicidio avvenuto sabato scorso a Santo Pietro Belvedere, dove una mamma, annientata dal dolore per la fine della sua relazione con il compagno, ha trascinato nel suo delirio due bambini incolpevoli eppure amati all'infinito, tanto da non potersene staccare, da pensare che non possano sopravvivere alla propria fine. Come da copione per tutti i classici suicidi allargati. Sono stati i filmati, infatti - quello della videsorveglianza della casa in cui la famiglia viveva e quello di un self service della zona, dove la mamma, nella sua disperazione, ha prelevato il carburante che serviva a mettere in atto il suo tragico piano - a ricostruire gli ultimi cinquanta, maledetti, minuti di Simona Alessandroni e dei suoi due bambini, Letizia, una femminuccia di 11 anni, e Lapo, un maschietto di appena 3. Secondo i due video, Simona è uscita di casa alle tre meno un quarto del pomeriggio. Accanto a lei c'è Letizia, Lapo è in braccio. È sveglio. Salgono in auto e la donna si avvia verso il distributore, chiuso per la pausa di finesettimana, attivo solo come self service. Alle 3.10 arriva e scende dall'auto, che la telecamera inquadra solo in parte. Appare fredda e determinata. Apre il tappo del serbatoio, forse per ingannare eventuali passanti, ma in effetti ha con sè due taniche da 5 litri, che riempie spendendo in benzina gli ultimi dieci euro della sua vita. Poi risale in macchina e parte. Il resto si può solo immaginare. Cerca un posto adatto, poi - si suppone ma lo dirà l'autopsia - potrebbe aver dato da bere ai bambini una bibita in cui ha sciolto del Nopron, un calmante pediatrico che però non è più in vendita in Italia e che era stato prescritto dal medico al piccolo un po' di tempo fa. Forse attende che i suoi bimbi dormano. Forse ancora - anche questo lo potrà dire solo l'autopsia ed è la speranza dei medici legali di fronte a tanto orrore - si stordisce anche lei, appena un po' per non perdere la lucidità necessaria ad appiccare il fuoco. «A questo punto - ha detto il sostituto che ha diretto l'indagine, Antonio Giaconi - c'è il movente, spiegato nei biglietti lasciati in casa, gli esami del dna chiariscono che con certezza di loro tre si tratta, le prime risultante peritali ci danno già delle risposte, ci sono le modalità, ricostruite anche grazie ai filmati. Tutto il resto, anche il lavoro dei periti, che hanno chiesto 60 giorni di tempo, non sarà che un'attività di completamento ad un quadro purtroppo già definito».  La prima ipotesi formulata dagli inquirenti, che ha riportato alla mente la tragedia avvenuta a Pisa tre anni fa, è dunque quella giusta. I resti sono stati riconsegnati alla famiglia ieri mattina, dopo il nulla osta del pm, per dare finalmente l'ultimo straziante ciao.

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