Sicurezza
Senza tutele, il titolare è introvabile
Andreas Quirici
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I lavoratori della Big Calzaturificio Big: i lavoratori non possono andare in mobilità
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PONTEDERA. «Se mio figlio mi chiederà dove andremo in vacanza, cosa potrò rispondergli?». E' una delle domande che ponevano ieri i lavoratori del calzaturificio Big, lasciati senza stipendio da maggio, senza occupazione dal 19 giugno e ora senza prospettive, almeno fino ai primi mesi del 2012. Dopo gli stipendi pagati con assegni a vuoto, l'incendio ai capannoni della ditta e la scomparsa dell'amministratore unico, i 48 lavoratori si trovano nella paradossale situazione di non poter accedere agli ammortizzatori sociali chiesti dal sindacato alla Provincia di Pisa, perché manca la controparte (il rappresentante dell'azienda) per attivare la richiesta ufficiale. «Potremmo licenziarci - dicevano alcuni di loro ieri alla Camera del lavoro di Pontedera dove si sono incontrati con Tania Benvenuti della Cgil - ma perderemmo il diritto di poter usufruire della cassa integrazione straordinaria o della mobilità». Elemento fondamentale, questo, che darebbe la possibilità di essere assunti in altre aziende. Alcuni dipendenti del calzaturificio hanno già sostenuto colloqui di lavoro. «Ma ci chiedono quando ci daranno la mobilità, aggiungendo che senza quella non c'è possibilità di assunzione», spiegano i lavoratori agitati e sotto stress per una prospettiva che non sembra poter avere tempi brevi. A settembre partirà l'azione legale che non si risolverà velocemente o per lo meno non prima dei primi mesi del 2012. Ci sarebbe la carta dell'ingiunzione di pagamento rispetto alla busta paga o da parte dei fornitori che devono riscuotere. Darebbe il via poi a una procedura di messa in liquidazione con tempi ugualmente dilatati rispetto alle necessità di famiglie a cui manca uno stipendio da maggio. E in alcuni casi anche 2 salari, visto che marito e moglie lavoravano nello stesso calzaturificio. Presto ci sarà la richiesta di un incontro al governatore della Toscana Enrico Rossi. Intanto la rabbia cresce: «Abbiamo bisogno che qualcuno ci aiuti. Dove sono quelli che dopo l'incendio annunciarono che non ci avrebbero lasciati soli?».
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