Finanza
Il cuoio vale un'impresa virtuale
Manolo Morandini
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Gli imprenditori Francesco Altavilla e Gina Italiano Da Crespina la Tuscany Leather vende via internet in tutto il mondo
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CRESPINA. Dal portafoglio alla valigia. Tutto rigorosamente in pelle made in Toscana conciata al vegetale, ma virtuale. Nel negozio Tuscany Leather si sceglie e acquista con un click. Una boutique online, con base operativa a Crespina, nata nel 2004, e dai numeri in continua crescita. Undici dipendenti e la promessa di raddoppiare la forza lavoro nell'arco del prossimo anno. Dalla Valdera i capi in pelle e cuoio, circa 30mila i pezzi venduti in un anno, raggiungono i clienti in tutto il mondo a fronte di un fatturato che lo scorso anno si è attestato a quota 1,45 milioni di euro. E il 92% è alimentato dall'estero, soprattutto Francia, Germania, Olanda, Stati Uniti e Canada. «In alcune zone degli Usa se riceviamo l'ordine al mattino riusciamo a consegnare entro le 17 del giorno successivo», spiega il manager Altavilla. Di fronte gli schermi da cui viene monitorato in tempo reale l'ingresso e il comportamento dei clienti che navigano nello show room si ha il colpo d'occhio del potenziale messo in campo da Tuscany Leather. A ogni cliente è associata una bandiera che ne indica la nazionalità. Dopo un percorso da formiche Francesco Altavilla e Gina Italiano, coppia nella vita e nell'impresa, hanno deciso di spiccare il volo aprendo l'azienda all'ingresso di nuovo capitale. «Per sostenere i nostri progetti di crescita e aprire anche alla vendita di abbigliamento». Nel 2004 l'e-commerce in Italia era agli albori. Dimenticate colossi come la bolognese Yoox, la piattaforma dedicata alla vendita di capi d'alta moda, che oggi fattura 100 milioni di euro e conta 270 dipendenti. Quella di Tuscany Leather è una storia dagli ingredienti simili ma tutta sostenuta solo dalle spalle dei coniugi quarantenni Francesco e Gina. Lui informatico esperto di web marketing, lei con un solido bagaglio commerciale e linguistico. «Siamo partiti da zero, osservando che all'epoca non c'erano siti dedicati alla vendita di pelletteria - racconta Altavilla -. Non è stato facile convincere i produttori a scommettere sulla vendita via internet. Temevano di svalutare i loro prodotti. Tutti puntavano molto sulla forza del made in Italy». Poi la proposta inattesa. «Un imprenditore si offrì di realizzare i prodotti a patto che fossimo noi a farci carico della commercializzazione con un nostro marchio». Ogni cartella venduta nel primo anno è servita a finanziare l'acquisto di altri due prodotti. «Dopo tre mesi sono arrivate le prime richieste importanti, tutto è decollato al punto da spingerci a mollare i lavori che svolgevamo per garantirci un margine di sicurezza». L'azienda è a capo di una filiera corta. «Ci sono 6 borsettifici e tre concerie toscane da cui ci riforniamo - spiega il manager -. Per le concerie siamo un granellino ma per gli artigiani arriviamo a rappresentare anche un 25% del loro fatturato. All'interno abbiamo un ufficio stile, personalizziamo i prodotti e ci occupiamo della logistica». A scaffale tutti prodotti di alta gamma per immagine e qualità dei materiali. «Commercializzando online riusciamo a tagliare tanti costi tipici dei settori tradizionali collocandoci su un segmento di prezzi medio». Una formula che vale ossigeno per l'artigianato locale. «I margini di ricavo ci consentono di mantenere la produzione in Toscana e di essere competitivi».
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