Il Tirreno

Pontedera

Simona e la bimba erano vive nell'auto

Il magistrato Antonio Giaconi e il vice comandante provinciale dei carabinieri colonnello De Luca sul luogo del rogo
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Il magistrato Antonio Giaconi e il vice comandante provinciale dei carabinieri colonnello De Luca sul luogo del rogo

Tracce di monossido di carbonio nei corpi delle due donne sottoposte ad autopsia ieri mattina: oggi l'ispezione sul piccolo

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 PISA. Simona Alessandroni e sua figlia Letizia, 11 anni, erano vive. Ma non si sa ancora quanto coscienti, quando è divampato l'incendio nell'auto parcheggiata a San Pietro Belvedere, dove sabato scorso sono state ritrovate carbonizzate insieme a Lapo, il figlio di 3 anni della donna. Lo dimostrano le tracce di monossido di carbonio ritrovate nei polmoni della donna e della bambina durante le autopsie sui corpi cominciate alle 11 all'istituto di medicina legale di Pisa e concluse alle 18.30 circa. Gli esami sui resti del bambino sono stati rimandati a stamattina. Dai primi accertamenti, spiega la procura, madre e figlia erano presumibilmente vive. Il dubbio se fossero sedate o meno sarà sciolto dagli esami tossicologici sul sangue recuperato dai corpi, i cui risultati saranno resi noti nelle prossime settimane. «I danni riscontrati - ha detto il pubblico ministero Antonio Giaconi che coordina le indagini - sono compatibili con gli effetti dell'incendio».  È stato un esame difficile. Lungo e complicato. A eseguire le ispezioni, con nomina del tribunale di Pisa, sono Stefania Fornaro, Luigi Papi, Isabella Spinetti (per i profili genetici), Mario Giusiani (per la questione tossicologica) e per la dinamica, infine, il professor Tognotti, docente di ingegneria chimica dell'Università di Pisa.  Positivo il fatto che è stato possibile effettuare prelievi, ricavare liquidi molto utili per alcuni approfondimenti.  Intanto gli inquirenti cercano di ricostruire, a ritroso, la vita di Simona, a partire da quel sabato pomeriggio. Lo stanno facendo attraverso le testimonianze dei vicini di casa; dei parenti suoi e del suo compagno. Ma, soprattutto, attraverso quei tre biglietti scritti da Simona e lasciati, in casa, come una triste eredità.

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