Il Tirreno

Pontedera

Poste, la scelta è di disertare

Giacomo Pelfer
Il sindaco Ciaponi e un postino al lavoro
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Il sindaco Ciaponi e un postino al lavoro

L'azienda non va al vertice con i sindaci del comprensorio e i sindacati

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 SANTA CROCE. Altro che ritardo, stavolta la Posta non è proprio arrivata. Hanno disertato l'appuntamento i dirigenti di Poste Italiane, invitati ieri mattina in Comune a Santa Croce per un incontro con i sindaci del comprensorio e i sindacati, dopo i continui ritardi e disservizi che da più di anno esasperano cittadini e aziende, senza dimenticare la minacciata chiusura degli sportelli di Corazzano e La Serra.  Al confronto hanno preso parte i sindaci Osvaldo Ciaponi di Santa Croce, Alessandra Vivaldi di Montopoli, Umberto Marvogli di Castelfranco, l'assessore Gianluca Bertini di San Miniato, più i sindacalisti Feliciano Raimondo della Cgil e Giorgio Simoncini dell'Ugl. Insieme a loro erano attesi dirigenti regionali e provinciali delle Poste: cinque gli invitati, tutti impegnati in altri impegni secondo la motivazione ufficiale. In realtà gli uomini delle Poste non avrebbero gradito la presenza dei sindacati, reclamando un secondo faccia a faccia unicamente con gli amministratori locali.  «Prendiamo atto della loro scorrettezza istituzionale», dice Alessandra Vivaldi all'uscita dall'incontro. Un appuntamento che alla fine è servito per fare il punto della situazione, focalizzare le ragioni alla base dei disservizi e soprattutto tracciare un programma d'iniziative per provare a smuovere la situazione. «Convocheremo nuovamente le Poste, questa volta senza sindacati - dice Osvaldo Ciaponi -. Prepareremo poi un documento politico congiunto che vogliamo condividere con tutti i Comuni della provincia. Infine, sempre a livello provinciale, pensiamo di organizzare un'iniziativa pubblica di manifestazione di fronte al sede delle Poste a Pisa».  Sotto accusa ci sono i continui ritardi, spesso clamorosi, nella consegna della corrispondenza, ma anche l'attività degli sportelli è contestata dai sindaci: «Lunghe code e orari di servizio che non si adattano alle esigenze del territorio - dice Ciaponi -. Abbiamo trovato una difficoltà oggettiva ad avere un qualche rapporto con la dirigenza delle Poste. Questo è un servizio che non può essere gestito senza tener conto delle necessità del territorio».  «Eppure la nostra è anche la zona che ha il maggior numero di aziende - fa notare Umberto Marvogli -: ditte che quotidianamente sono in contatto con il resto del mondo. Avere un servizio postale che funzioni è fondamentale».  Due le ragioni principali, secondo gli amministratori, alle quali ricondurre i disservizi: «Da un parte la scelta delle Poste di privilegiare i servizi finanziari e commerciali rispetto a quelli tradizionali - prosegue ancora Ciaponi -; è su quelli che si sceglie di tagliare, o di trasferire le competenze migliori per altre funzioni. Dall'altro lato il precariato dei portalettere, con contratti di tre mesi senza possibilità di riassunzione in altre zone o in altri compiti. Alla fine non c'è modo di fidelizzare il portalettere con la popolazione».

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