Il Tirreno

Pontedera

Nei suoi occhi c'era disagio

Gli ultimi momenti del sopralluogo effettuato dai carabinieri, e in basso a sinistra un peluche lasciato nella strada sterrata. A destra il vicecomandante provinciale dei carabinieri colonnello Angelo De Luca mentre parla con il magistrato Antonio Giaconi.
◗
Gli ultimi momenti del sopralluogo effettuato dai carabinieri, e in basso a sinistra un peluche lasciato nella strada sterrata. A destra il vicecomandante provinciale dei carabinieri colonnello Angelo De Luca mentre parla con il magistrato Antonio Giaconi.

«Era sempre sola coi bambini, aveva anche perso peso»

4 MINUTI DI LETTURA





 LARI. Aveva ordinato i libri di testo per il debutto in prima media della piccola Letizia. E già aveva chiesto a Marco, il giovane ingegnere vicino di casa di riprendere le ripetizioni di matematica, sempre alla figlia, il mese prossimo. Erano proiettati in avanti gli occhi di Simona Alessandroni, prima di serrare per sempre i suoi, e quelli dei due figli Lapo di 3 anni e Letizia di 11, in un raptus di follia omicida. «Il giorno prima della tragedia Simona è venuta a chiedermi se avevo tempo per continuare a fare le ripetizioni alla bimba, come già avevo fatto per quest'anno. Non riesco a credere a quel che è successo», dal terrazzo della villetta di via Rossini numero 15 Marco Ferrini guarda il balcone di quella famiglia che dall'altro ieri, praticamente, non esiste più.  Sono una manciata le abitazioni lungo la via delle Quattro Strade di Lari, tutti cuori scioccati dalla tragedia.  Poche villette color pastello che, a fatica, riescono a tracciare una cornice di quella mamma taciturna e riservata che salutava tutti con un timido "buon giorno", ma mai si dilungava con i vicini. «E' arrivata nel 2009 qua da noi - racconta Giulia, sorella di Marco - insieme a tutta la famiglia. Per via dei bambini e della vicinanza delle nostre case forse noi, insieme alla famiglia Maffucci che abita sotto di loro, eravamo quelli che avevamo più rapporti con lei. Sapevamo che non lavorava».  Giulia ce l'ha ancora davanti agli occhi quella figura esile, alta un metro e settanta circa, dai capelli lisci castano chiari fino alle spalle, sempre carica di buste del discount dove andava a fare la spesa, là vicino.  Ma soprattutto «sempre da sola con i due bambini, che poi diventavano tre perché Leonardo, il figlio del padre, stava quasi sempre qua con Simona. Per i figli stravedeva, era sempre premurosa e attenta», puntualizza la 21enne, studentessa di giurisprudenza a Pisa.  E' su quel sorriso tranquillo che i fratelli Ferrini si soffermano.  «Era come se gli occhi di Simona tradissero quell'apparente stato di calma e serenità, ogni tanto quando i figli non la distraevano il suo sguardo si perdeva nel nulla».  Giulia non manca di notare che la 40enne, già magra di suo, negli ultimi tempi aveva perso altro peso. Era più tirata del solito, anche se quel sorriso a metà sulla sua bocca c'era sempre.  «Ultimamente il disagio che prima solo si percepiva, sembrava aumentato. Siamo nell'ambito delle ipotesi, ripeto, perché non ha mai detto niente».  I vicini non parlano praticamente mai del marito di Simona, Bruno Pucci, 35 anni, originario di Firenze.  «Sapevamo solo che faceva il pasticcere a Prato - continua il fratello Marco, 25 anni - noi lo vedevamo rientrare la sera tardi e mai durante il giorno. A tragedia avvenuta, si può dire, però, che negli ultimi tempi la sera non tornava». Nessuno aveva mai sentito litigi particolari tra i due. Solo qualche discussione «normale come succede nelle famiglie - prosegue Alfio Merotoi, dalla sua casa nei dintorni -. Confermo che Simona era molto riservata e anche quando il piccolino si fermava a giocare con il nostro gatto, non ci hai mai detto niente rispetto alla sua situazione personale». La scorsa settimana la donna era a una festa a Cenaia, il paese vicino, con alcuni amici. Niente lasciava trapelare la tragedia che nella sua testa, probabilmente stava maturando.  Lei, Simona, 40 anni, senza lavoro, sempre da sola con i suoi due bambini a cui si aggiungeva anche Leonardo, il figlio del suo compagno avuto con un'altra donna: forse sotto il peso di una relazione con il marito più intricata che mai, non ha più retto. «Io non la conoscevo direttamente perché la famiglia era arrivata da poco in paese e non faceva parte di alcuna realtà associativa qui a Lari e mai erano venuti da me in chiesa - commenta sconvolto don Armando Zappolini -. Quel che posso dire è che la tragedia è frutto di una follia lucida dettata con tutta probabilità da uno stato di grande solitudine in cui si sentiva la donna. Magari si è sentita improvvisamente incapace di affrontare la vita e quella dei suoi bambini senza più l'uomo che aveva accanto e in un attimo di follia è finita in un baratro psicologico da cui non è riuscita a venirne fuori».  Un disagio che, velatamente, conferma anche Michele Pagni, titolare della gelateria delle Quattro Strade dove Simona Alessandroni praticamente andava quasi tutti i giorni per quel cono al cioccolato di cui andava matto il piccolo Lapo che arrivava sempre con la sua biciclettina rossa. «Non saprei spiegare quel che percepivo - dice - ma c'era qualcosa di strano nella signora. Veniva spesso anche con tutti e tre i bambini e a volte anche il marito capitava, ma non vedevo mai un'atmosfera rilassata. Se mi si chiede se la coppia appariva affiatata, la risposta è no. Anche se purtroppo a queste cose si fa caso solo dopo una tragedia di questo tipo». Nel locale non si parla d'altro. Così, al bar Centrale, a due passi. «E' una vicenda che ha scosso l'intera comunità».

Non lasciare decidere l'algoritmo:

scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google

Cronaca flash

Il dolore

San Giuliano Terme, è morto Tiziano Taccola: storico dirigente socialista

di Redazione Pisa