Sicurezza
«È stata una fesseria, bisogna ammetterlo»
Giacomo Pelfer
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Un momento del dibattito di sabato sera alla festa regionale del Pd Realacci (Pd) tira le orecchie al Comune: sui pannelli qualcuno voleva fare il furbo
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SAN MINIATO. «Quando si fa una fesseria poi bisognerebbe ammetterlo». E' iniziato così, con una rapida tiratina d'orecchi all'amministrazione comunale, il discorso dell'onorevole Ermete Realacci, deputato Pd, arrivato sabato sera a San Miniato Basso per la festa regionale del partito. Ha parlato di "furbizia" Realacci. Quella delle imprese del fotovoltaico. «Se arrivano decine di richieste di autorizzazioni per impianti tutti di poco inferiori a un megawatt e tutti contigui, è chiaro che qualcuno sta cercando di fare il furbo. Non ci vuole molto a rendersene conto. La norma regionale che impone la Valutazione d'impatto ambientale per impianti sopra il megawatt è stata violata. Non mi interessa sapere chi c'era e di chi sono le colpe, ma in futuro bisognerà starci più attenti». E' il discorso che strappa l'applauso, al termine di una serata decisamente tranquilla e pacata, dove non si è registrato alcun tipo di contestazione, né si sono fatti vedere i protagonisti del caso fotovoltaico. Il dibattito, dal titolo "L'Italia che verrà. Idee nuove per un futuro sostenibile", ha portato a San Miniato anche l'assessore regionale all'ambiente Anna Rita Bramerini, il sindaco di Pisa Marco Filippeschi e il responsabile ambiente del Pd toscano Marco Tortolini. «Prima delle linee guida nazionali - ha spiegato Bramerini - le Regioni non potevano regolare il settore delle rinnovabili. Con il boom degli incentivi c'era il rischio di farsi travolgere da una corsa agli impianti. La Regione è riuscita a stabilire delle regole, disincentivando i grandi impianti di fotovoltaico a terra, ad eccezione di quelli in aree già compromesse, e incentivando gli impianti su tetti e coperture». Nessun riferimento al caso San Miniato, che per un'ora abbondante rimane uno spettro aleggiante che si evita di evocare. Fino a quando non prende la parola Vittorio Gasparri, che «nell'interesse del partito e dei cittadini» invita il sindaco e il segretario Massimo Baldacci a mettere chiarezza. Soddisfatto Vittorio Gabbanini dopo il congelamento degli ultimi 8 dei 15 impianti di Roffia: «Posso dire che è una vittoria dell'amministrazione. I problemi sono nati tutti da quei 15 impianti che adesso sono stati stoppati. I progetti autorizzati sono solo 18, ma 6 di questi probabilmente non saranno più realizzati». Baldacci ripercorre invece la vicenda: «Quando fu preparato l'avviso pubblico per trovare proprietari interessati c'è stata secondo me una sottovalutazione: è mancato un disegno urbanistico che incidesse sull'impatto degli impianti sul territorio». In merito alle presunte commistioni tra ruoli pubblici e interessi privati, che in primis vedono sulla graticola il consigliere provinciale Francesco Giani, Baldacci è molto chiaro: «Anche se non sono stati commessi illeciti - dice - il Pd non può tollerale commistioni tra pubblico e privato». Quanto accaduto a San Miniato, secondo Realacci, difficilmente potrà ripetersi in futuro: «Le normative nazionali ormai sono cambiate - spiega -. A San Miniato il Comune aveva individuato un'area che obiettivamente poteva essere adatta per certi impianti, poi però qualcuno ha cercato di fare il furbo. Questo, tuttavia, non deve mettere in discussione l'assoluta importanza delle rinnovabili per il futuro del nostro paese». «Del resto - ha concluso, scomodando una citazione di Diderot - non basta fare il bene, bisogna anche farlo bene».
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