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Pontedera

Cristicchi al manicomio di Volterra per contemplare il graffito di Nannetti

Cristicchi al manicomio di Volterra per contemplare il graffito di Nannetti

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«Ci mettemmo seduti qua e Aldo mi spiegò come leggere». Comincia il viaggio all’interno del padiglione Charcot con il cantautore Simone Cristicchi. Lui venne qua 5 anni fa e torna, ancora una volta con uno spettacolo a tema, per accendere la luce su un patrimonio che sta per scomparire tra incuria e degrado. Ovvero quei cento metri di muro dove un ex internato del manicomio, Oreste Nannetti, ha inciso la sua storia e i suoi drammi con la fibbia della sua camicia di forza.

Cristicchi cammina in silenzio nel cortile invaso dalle sterpaglie, all’ombra di grandi pini avvolti nell’edera. Parla poco, preferisce osservare. Si ferma in prossimità dell’ala di detenzione. Qua c’è buona parte del graffito, quella meglio leggibile. Nannetti si credeva un ingegnere stellare. Si distinguono numeri, la sagoma di un osservatorio. Dalla parte opposta, il ritratto del carabiniere che lo venne a prendere. «E’ sempre un’emozione venire qua» sostiene il cantante. E chissà che non stia pensando al fatto che un giorno, tutto questo potrebbe diventare un albergo di lusso.

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