Il Tirreno

Pontedera

«Il caos è finito, senza alcun scempio»

Manolo Morandini
Il sindaco Vittorio Gabbanini
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Il sindaco Vittorio Gabbanini

Caso fotovoltaico. I chiarimenti del sindaco Gabbanini: ecco a cosa serviva la graduatoria

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SAN MINIATO. «Il caos è finito. Si è giunti a quello che l'amministrazione comunale voleva per San Miniato: energia pulita, senza scempio ambientale». Una certezza che il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini getta in un lago di specchi e accese polemiche. I 48 ettari di nero silicio previsti sulla carta, ovvero una mega distesa di pannelli fotovoltaici spalmati nella campagna tra Isola e Roffia. Un ragionamento per sottrazione quello di Gabbanini, dopo che la Provincia ha sospeso l'autorizzazione agli ultimi otto impianti in attesa di valutazione. Ma che non chiarisce i confini della vicenda e i meccanismi che l'hanno alimentata. Dopo la politica e i comitati dei cittadini contrari alle mega installazioni, sulla corsa al green sanminiatese, infatti, ha messo gli occhi anche la Procura della Repubblica.  «Mia mamma mi ha sempre detto: "Vittorio rispondi per quello che fai e non per quello che dicono" - afferma il primo cittadino -. È bene che la magistratura indaghi perché l'amministrazione comunale non ha nessuna cosa da temere. Abbiamo agito con correttezza e nel rispetto delle norme».  A dare il via alla corsa al fotovoltaico è stata la graduatoria comunale dei terreni candidati ad accogliere gli impianti, pubblicata a febbraio 2010? «L'obiettivo era di far incontrare la domanda degli imprenditori con l'offerta di terreni. Poi, con il regolamento del luglio 2010 si sono strette le maglie e si è individuato una fascia tra la ferrovia e l'Arno. La graduatoria è figlia del momento in cui fu fatto il bando. All'epoca non c'era il regolamento, che è intervenuto determinando alcune esclusioni».  Come spiega l'escamotage degli impianti contigui e solo formalmente slegati? «Quando ci siamo accorti che qualcosa non funzionava nel passare le pratiche alla Provincia indicavamo una postilla. Due righe, in cui si evidenziava che si trattava di un impianto vicino ad altri e perciò di fare attenzione. E in corsa abbiamo approvato il regolamento comunale, votato all'unanimità in consiglio il 27 luglio 2010». L'unanimità però non scusa l'amministrazione. «Abbiamo fatto tutto nelle regole e se c'è qualcuno che ha sbagliato ho piacere che venga fuori. Si deve dare atto del buco normativo e dell'assenza di regole di cui si è approfittato».  Dei 18 impianti autorizzati molti avrebbero dovuto passare al vaglio della Valutazione d'impatto ambientale in Regione. O no? «Abbiamo formalmente chiesto una valutazione complessiva di tutti gli impianti autorizzati. La Provincia ha richiesto alla Regione l'indicazione dei criteri per fare una valutazione comparativa dell'effetto cumulato dei campi solari».  Come legge lo scenario che ad oggi si configura? «Da 33 impianti si è arrivati a 18, ma di questi diversi non partiranno più perché i titolari hanno rimandato la firma della convenzione con il Comune di tre mesi, ad agosto scatta una drastica riduzione del conto energia e perciò credo che non si faranno più. Oggi abbiamo impianti distribuiti a macchia di leopardo è la situazione ottimale». Balzano agli occhi per i tempi e le modalità di autorizzazione i pannelli nei campi della diocesi. «Si tratta di una procedura autonoma della Provicnia, sarà stato un caso».  Come spiega che nella sua campagna elettorale si ritrovano i protagonisti del fotovoltaico? «È oggetto di una forte riflessione. Non ne conosco una di quelle aziende. Si fanno queste iniziative e ti dicono: "Vieni che sei il candidato a sindaco"». Il caso scuote anche il suo partito. «Non esiste un caso San Miniato. Ho fatto una campagna senza ombre. Sono uno che non viene dal partito. Ho fatto un percorso diverso». La scrematura dei progetti fa pensare a una corsa ai ripari. «Siamo arrivati a un risultato ottimale e se qualche mancanza c'è stata con regole ferme questo non avverrà più».  E le colpe? «La colpa è un po' di tutti. Dello Stato che non ha regole chiare, della Regione che è arrivata molto tardi e della Provincia che ha approvato nonostante le nostre lettere. E forse anche un po' del Comune, che si è trovato a confrontarsi con una materia nuova».

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