Il Tirreno

Pontedera

«Ora ricorreremo al Tar»

Un cantiere per la installazione di un impianto fotovoltaico
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Un cantiere per la installazione di un impianto fotovoltaico

L'impresa che aspettava l'ok va su tutte le furie «Per noi un danno da un milione e 750mila euro»

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 SAN MINIATO. Un milione e 750mila euro il danno economico. Tanta rabbia rispetto ai «voltafaccia sorprendenti di Comune e Provincia» - si sfoga Paolo Bert - e la volontà di difendersi nelle sedi opportune. E' una reazione a caldo quella dell'amministratore della Actasol, l'azienda del gruppo Acta di Crespina che si occupa di realizzare gli impianti fotovoltaici di Roffia, sui terreni della famiglia Zanardo, dell'azienda agricola Bellavista. Apprende la notizia del blocco dell'iter su più della metà delle installazioni presentate: la notizia lo manda su tutte le furie, anche se i toni sono pacati. «Come avevamo ventilato, a questo punto ricorreremo al Tar per tutelare i nostri diritti», continua.  Quindici in totale gli appezzamenti, contigui tra loro, candidati dalla famiglia Zanardo per ospitare altrettanti impianti di potenza inferiore a 1 Mwp. Di questi, almeno allo stato dell'arte, sette sono stati autorizzati mentre gli altri otto, in via definitiva, da ieri sono "congelati" dalla Provincia. Si tratta degli impianti fotovoltaici di Ontraino Ovest, Stazione Est, Stazione Ovest, Casale Ovest, Asmara Est, Asmara Ovest, Ferrovia e Candiano Ovest.  Su questi terreni sarà una nuova conferenza dei servizi a decidere, entro il 31 dicembre, per una rinnovata valutazione delle condizioni di ammissibilità e dei requisiti di legittimazione. «Ovviamente gli accordi con il Comune erano altri - puntualizza l'amministratore - perché l'amministrazione aveva fatto una scelta chiara e avevamo la garanzia che non avremmo avuto problemi».  Sull'iter autorizzativo Bert non riesce a trattenersi. «Ci sono state corsie preferenziali con conferenze dei servizi che nell'arco di 24 ore autorizzavano gli impianti, mentre i nostri sono rimasti lì per mesi». E se quel tappeto di specchi, uno di fila all'altro forse poteva essere evitato, dal canto suo Actasol risponde di non aver ricevuto indicazioni in tal senso. «Per noi - conclude - la possibilità di concentrare gli impianti era per noi un ulteriore incentivo, perché si lavora meglio e a costi ridotti».  Paolo Bert non manca di sottolineare il danno economico che subirà l'azienda. «Oltre un milione e 750mila euro sono tanti soldi e non possiamo permetterci di rimetterceli. Per questo ci difenderemo in tutte le sedi opportune», conclude. F.S.

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