Finanza
L'Arca della solidarietà attiva
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A destra in piedi Luca Conti e sotto Flavio Bellagamba, direttore generale dellArca Il presidente Luca Conti parla della crescita della cooperativa
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CASCINA. Venticinque anni di attività per la Cooperativa l'Arca. Un quarto di secolo. Di strada la cooperativa ne ha percorsa davvero tanta. Sempre legata strettamente al territorio e pronta a dare una mano a persone in difficoltà, dando un esempio di solidarietà attiva. È il presidente della cooperativa, dottor Luca Conti, a fare un consuntivo del lavoro svolto. Un compleanno storico, che merita di essere festeggiato insieme alla città e quanti hanno contribuito alla crescita dell'Arca. «Ogni cinque anni festeggiamo solennemente la presenza sul mercato. Dagli ultimi cinque anni abbiamo raddoppiato il fatturato (da 10 a 20 milioni) e negli ultimi 10 anni lo abbiamo quintuplicato. Oggi 630 addetti, di cui il 68% soci ed il 32% dipendenti. Soci lo si diventa per libera scelta. Oggi la quota sociale è di 5.680. La quota viene versata a rate mensili e quando uno lascia la cooperativa, viene completamente restituita con la rivalutazione Istat. E' l'unica fonte di finanziamento proprio, perché non abbiamo accesso alla Borsa». Per anni quella di assumere lavoratori stranieri è sembrata una "filosofia" aziendale ben precisa. «Il venti per cento degli addetti è di origine straniera. Negli ultimi anni, abbiamo assunto più italiani che stranieri, perché occorre una professionalità più sofisticata». Dove siete presenti con le vostre attività? «Agiamo in otto delle dieci province toscane. Contribuiamo all'economia della provincia di Pisa, fra azioni economiche dirette ed indirette, per circa 16 milioni. Siamo una realtà importante anche per il movimento cooperativo, perché siamo un ponte fra due mondi fino ad oggi separati (Lega e Conf) e siamo la seconda azienda Lega di servizi in Toscana». Come siamo arrivati a questa crescita? «Perché la cooperativa è una forma moderna d'impresa: ha azionariato diffuso, e quindi non ha dinastie da perpetuare. Si fa carriera solo per merito. E' per sua natura solidaristica, attenta all'ambiente in cui opera, rispettosa dei diritti dei lavoratori e della dignità della persona. Si pratica la democrazia interna. Ovvero la governance dell'azienda, è scelta con libere votazioni fra i soci. Siamo una scuola di democrazia: voglio ricordare come certi soci provenienti dall' ex mondo comunista, sono rimasti sorpresi dalla reale pratica del concetto una testa un voto. Più di uno mi ha detto: " Come tu capo, conti quanto me?"». Quanto conta un buon clima interno, tra i dipendenti? «Nel rapporto umano fra chi lavora, scatta una naturale solidarietà che va oltre razza, sesso, religione. Davvero il lavoro è per noi un valore sociale da preservare e consolidare. Significa poter garantire diritti di cittadinanza e dignità umana. Le motivazioni di appartenenza sono alte: da qui la capacità di competere con aziende di altra natura, magari più strutturate. Ogni nostro socio sa che non lavora solo per se ma anche per gli altri e questa è la nostra forza». Investite nella formazione? «Spendiamo molto nella formazione professionale ed in sicurezza sui luoghi di lavoro, per garantire la qualità dell'agire ai nostri dipendenti. La dinamicità e l'innovazione. Ma la nostra forza non sta solo nelle motivazioni e capacità dei lavoratori, ma anche nella capacità di rispondere ai bisogni dei clienti con grande tempestività. Ci presentiamo al mercato, non come i più bravi in assoluto, ma come coloro che, se sbagliano (a volte purtroppo succede), sono in grado di rimediare agli errori nel giro di un'ora e soprattutto imparano e non li ripetono più. Sembra banale, ma così non è per tutti! Abbiamo strutturato i processi interni secondo logiche aziendali sofisticate e siamo in grado di affrontare sfide di alta professionalità». Conta molto per voi l'innovazione? «All' inizio del prossimo anno, faremo un convegno regionale, con partner qualificati, anche internazionali, per promuovere lo sviluppo del Facility Management in termini nuovi. Stiamo proponendo ad alcuni comuni di sperimentare la logica dell' open space. Collaboriamo su Pisa alla sperimentazione Enel per rifornire i veicoli elettrici di energia. Abbiamo sulla nostra piscina uno dei più grossi impianti fotovoltaici della zona». Non si parla dell'Arca senza pensare alla solidarietà attiva «Le cooperative esprimono una grossa solidarietà col territorio in cui agiscono, e la nostra non fa eccezione. Siamo punto di riferimento operativo, per le società di volontariato, per l'associazionismo, per le parrocchie, per la istituzioni. Nei limiti del possibile, mettiamo a disposizione ore di lavoro per aiutare chi più ne ha bisogno. Talvolta i nostri soci lo fanno senza ricevere salario dall' azienda. Nel tempo, abbiamo consentito il reinserimento di molti giovani che hanno fatto percorsi di recupero dalla tossicodipendenza. Ma siamo un'azienda, non un ente di beneficenza, e pertanto chiediamo a tutti, serietà, impegno e professionalità. A queste condizioni, aiutiamo chi non troverebbe aiuto da altre parti». La festa di domani «Venticinque anni sono un bel traguardo, soprattutto perché siamo costantemente cresciuti. Presidiamo con professionalità questo territorio, e siamo grati a Cascina che ci ha fatto nascere e ci ospita. Per questo abbiamo deciso di fare una festa popolare sul corso del capoluogo, (corso Matteotti) aperta a tutta la cittadinanza. Per noi sarà l' occasione per rinnovare un legame solido e motivante, ma anche l' occasione per riaffermare il concetto di integrazione e di solidarietà. Di fronte a fenomeni di intolleranza razziale e culturale, vogliamo testimoniare la capacità di integrazione possibile». Ci sarà una mostra, quale il suo significato? «Esporremo la mostra fotografica su "I nuovi italiani " e premieremo quei nostri soci (25) che nel corso del 2010 hanno fatto gli esami per acquisire la cittadinanza italiana. Come forma di accoglienza, gli daremo due simboli della nostra cultura: un' edizione rilegata, fatta fare apposta da noi per la cerimonia, della costituzione italiana: diritti e doveri inalienabili. E poi un pacco contente i simboli gastronomici dell' italia: l'integrazione si fa anche con la convivialità ed il buon mangiare. La nostra cultura alimentare ci aiuta quanto quella civile e artistica».
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