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Pontedera

Specchi dei cittadini A Peccioli e Terricciola due casi di sole buono

Specchi dei cittadini A Peccioli e Terricciola due casi di sole buono

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TERRICCIOLA. Quando il sole diventa popolare e mette d'accordo tutti. Comuni e cittadini. Nessuno si scotta in quel di Peccioli e Terricciola dove il business del fotovoltaico diventa un investimento per intere comunità, in barba a strane logiche di interesse e conflitti che in questi mesi stanno caratterizzando il maxi tappeto di specchi in corso di allestimento nelle frazioni sanminiatesi di Isola e Roffia.  «Un'amministrazione se vuole può impedire che il proprio territorio sia massacrato da un punto di vista ambientale da questo tipo di operazioni, basta mettere dei paletti». A testimoniare un modello di "sole buono" è direttamente il sindaco di Terricciola, Antonietta Fais. C'è green economy nel suo borgo collinare, ma è stata lei da due anni a questa parte a mettere nero su bianco limitazioni e divieti. Scoraggiando decine di aziende a caccia di terreni da trasformare in specchi. «Di pressioni da parte di imprenditori ne ho avute tante, anche perché la normativa comunque è fatta in modo tale da poter agevolare speculazioni in questa direzione. Ma si può dire no».  A Pontedera la strada per il sole è segnata da limiti. La potenza degli impianti non può superare un megawatt, che per dirla in altro modo ogni struttura non può occupare più di 2 ettari e per il mancato utilizzo agricolo al Comune spetta una misura compensativa di 10mila euro ogni ettaro occupato. «Consentiremo la nascita di un massimo di 10 impianto, che dovranno essere installati a una distanza reciproca di 500 metri», ha sottolineato il sindaco Simone Millozzi in occasione del varo, lo scorso luglio, del regolamento che disciplina gli spazi per le energie rinnovabili.  Tornando a Terricciola lo scorso anno, dopo un bando di gara per la realizzazione di un impianto popolare, spuntano 10.700 pannelli fotovoltaici su un ettaro di collina, in grado di produrre 396 kilowatt, frutto di un investimento dei cittadini, con un ritorno annuo al Comune di 40mila euro che viene reimpiegato per intero sulla collettività.  Il Progetto Solare copia quello realizzato anni fa a Peccioli dalla Belvedere Spa, che si è occupata della realizzazione anche dell'impianto terricciolese. Circa cento gli abitanti che hanno sottoscritto le obbligazioni. «Sono riusciti a coprire quasi interamente l'investimento per la costruzione che ammontava a 1milione e 800mila euro», continua la sindaco. Che annuncia, in anteprima la destinazione dei primi 40mila euro entrati nelle casse del Palazzo grazie al parco solare popolare. «Li utilizzeremo per fare la stazione ecologica alla Rosa, sarà pronta entro la fine dell'anno».  Anche una manciata di chilometri più in là, a Peccioli, il sole è buono. "Un ettaro di cielo", ovvero un megawatt di potenza lungo la strada della Fila, realizzato nel 2009 dalla Belvedere e capace di far fronte al fabbisogno energetico di 448 famiglie. Sono 300 le persone che hanno sottoscritto il prestito obbligazionario con cui è stato finanziato per metà l'investimento. Un'opera che vale un primato: è il primo parco fotovoltaico a partecipazione popolare, unico nel suo genere e attualmente il più grande in Toscana.  Una gallina dalle uova d'oro. Il prestito a Peccioli ha previsto due alternative per durata e rendimento: a 7 anni con una rendita del 5,5%; a 12 anni con una rendita annua del 6,5%. Ci guadagnano i cittadini e anche la Belvedere, che ha finanziato l'opera per l'altra metà. «A fronte di 500mila euro di ricavi solo 100mila sono di natura industriale, per la vendita dell'elettricità, il resto sono i sussidi legati al Conto energia», dice il presidente della Belvedere, Renzo Macelloni.  Il Conto energia corrisponde a un riconoscimento economico, da parte del Gestore servizi energetici, in ragione di ogni kwh prodotto dall'impianto. Le tariffe sono erogate per un periodo di venti anni, a decorrere dalla data di entrata in esercizio e rimangono costanti. Tariffe ghiotte, create per sostenere un mercato nella fase di avvio, che si sono rivelate un boccone appetibile agli speculatori. «Se a investire sono capitali non locali il rischio è di non fare un'operazione industriale ma di creare una rendita finanziaria - afferma Macelloni -. Gli impianti occupano territorio, è bene che le ricadute restino a livello locale».

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