Il Tirreno

Pontedera

I santacrocesi stuzzicano le banche

Giacomo Pelfer
Un operaio in conceria
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Un operaio in conceria

La radiografia del distretto del Cuoio fatta dall'Unione dei conciatori

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 SANTA CROCE. Continua a stuzzicare gli appetiti delle banche il distretto conciario toscano. Nonostante la crisi e una produzione che naviga a vista, la diffusione di sportelli e la consistenza dei depositi è da primato. Lo dicono i dati presentati all'assemblea generale dell'Unione nazionale industria conciaria (Unic), dall'ormai ex presidente Graziano Balducci.  L'odore dei soldi. Tra i distretti conciari italiani, i sei Comuni del Valdarno Inferiore si impongono per numero di sportelli: uno ogni 800 abitanti, il doppio della media regionale. Numeri che s'impennano se si considera solo Santa Croce, con uno sportello ogni 484 residenti. Segue il distretto veneto di Arzignano con uno sportello ogni 1.219 abitanti (su una media regionale di 1.369). Molto staccato il distretto di Solofra, con uno sportello ogni 3.030 abitanti, a fronte di una media campana di 3.571. I dati assegnano il vertice al distretto di Santa Croce anche per i depositi bancari: 21.844 euro pro-capite (contro i 13.870 della Toscana), seguiti dai 18.338 di Arzignano e gli 8.638 di Solofra (la media italiana è di 15mila procapite).  Popolazione e ambiente. I dati di Unic analizzano poi gli effetti del comparto sull'incidenza di popolazione straniera, superiore alla media regionale: 20% ad Arzignano contro il 9,8% del Veneto, 18% a Santa Croce a fronte del 9% della Toscana, 3,7% a Solofra e 3,5% in Campania. «Il tasso di disoccupazione - scrive Balducci -, in ciascuno dei tre comprensori è inferiore a quello regionale. E lo stesso vale per gli infortuni sul lavoro». A sorpresa, però, i tre comprensori si collocano ai primi posti anche nella classifica nazionale degli Ecodistretti, che tiene conto di infrastrutture, certificazioni e servizi ambientali: 5º posto per Arzignano, 7º per Santa Croce, 14º per Solofra.  Produzione e costi. Nell'arco del 2010 la produzione conciaria ha registrato un aumento del 18% rispetto al 2009, ma ha dovuto fare i conti con l'aumento di costo del 71% delle materie prime e del 20% per i prodotti chimici. «Nell'analisi contabile - spiega Balducci - l'opinione diffusa è che l'anno abbia dato buoni frutti, ma che i livelli del 2007 restino insuperati: rispetto a 4 anni fa registriamo un -16% in valore e un -19% in volume». Il distretto toscano copre il 27% della produzione, 51% il Veneto e 27% la Campania.  Esportazioni e vendite. Buono il livello delle esportazioni, definito «brillante» dall'ex presidente Unic: 3,4 miliardi di euro, cioè un 28% in più rispetto al 2009, con il maggior incremento verso l'America del Nord (+34%). I tre quarti delle vendite si dirigono nell'area Euro, mentre l'Italia assorbe il 26% del valore. Il 49% della produzione va alla calzatura, seguita da pelletteria (+10%), carrozzeria (+12%), con un ritorno significativo dell'abbigliamento (+4%).

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