Attenzione
Il direttore Coldiretti di Pisa: «Un fenomeno fuori controllo: prolungare la caccia per ristabilire equilibrio»
Fuoco aperto sui cinghiali, danni alle colture
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Uno scorcio del campo di grano devastato da una invasione di ungulati 2 MINUTI DI LETTURA
POMARANCE. In ventisette devastano un campo di grano a Pomarance. Il raid di cinghiali ha l'effetto di una trebbiatura anticipata. Rase al suolo le spighe. È l'ultimo degli episodi registrati dagli agricoltori dell'Alta Val di Cecina. «Sono fuori controllo - gridano - Riapriamo la caccia». Utilizzare tutti gli strumenti che la legge regionale sulla caccia prevedere per ridurre i danni alle colture agricole. Lo chiedono gli agricoltori di Coldiretti. Nonostante le numerose segnalazioni e proteste, infatti, i danni alle colture continuano a essere troppi, e il numero degli ungulati, in particolar modo cinghiali, fuori controllo. Complici per Coldiretti anche riserve pubbliche - il Parco di Berignone e quello di Monterufoli - e la gestione di interesse delle riserve private, in particolare agrituristiche - la popolazione dei cinghiali è tornata a crescere portandosi dietro scie di devastazioni. I comuni maggiormente colpiti sono Pomarance e Volterra. Secondo la Coldiretti la Provincia deve attivare «le misure previste dalla legge regionale, compreso il prolungamento del periodo di caccia, per contenere il numero dei cinghiali». Soltanto gli abbattimenti, infatti, garantiscono il riequilibrio tra territorio e patrimonio faunistico. «Oggi - analizza Aniello Ascolese, direttore provinciale Coldiretti - questo equilibrio non c'è più ma la Regione, attraverso la legge sulla caccia, consente alla Provincia di attivare misure straordinarie per contenere i danni e ridurre, se necessario, il numero degli ungulati, in questo caso cinghiali». Coldiretti ha registrato, in particolare negli ultimi due mesi, una vera e propria escalation: «L'agricoltore non vuole il risarcimento. Vuole non subire danni. Il lavoro di settimane, mesi, viene vanificato dai cinghiali che radono al suolo intere colture». L'altro problema riguarda i parchi, che fungono da riserve per gli ungulati dove nascondersi, e le aziende agrituristiche venatorie: «I controlli - analizza ancora Coldiretti - da parte dell'Ambito Territoriale di Caccia e della Provincia di Pisa sono superficiali. Se i cinghiali non trovano cibo sono costretti, per vivere, ad andarlo a cercare altrove, e questo lo fanno sistematicamente, uscendo dalle riserve, siano esse pubbliche o private».
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