Sicurezza
«Faccio gli impianti come agricoltore»
Giacomo Pelfer
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Paolo Nacci, vicepresidente provinciale di Coldiretti L'esponente di Coldiretti Nacci si chiama fuori dagli intrecci della politica Nella sua azienda "sacrificati" 6 ettari a fronte dei 150 nel sanminiatese
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SAN MINIATO. «Quella del fotovoltaico è un'operazione trasparente. Un'opportunità offerta a tutti gli agricoltori». Lo dice Paolo Nacci, mentre ci accompagna nella campagna tra Roffia e Isola, fino all'impianto che si è fatto realizzare sotto la propria abitazione. Quello che Nacci non accetta, è di essere annoverato nella schiera di personaggi e aziende che hanno sostenuto Vittorio Gabbanini e che oggi compaiono nella vicenda del fotovoltaico. «Non posso permettere - dice - che qualcuno tiri in ballo Coldiretti per colpire me. Non può passare l'idea che Nacci fa gli impianti in quanto vicepresidente di Coldiretti». La notizia della sua partecipazione all'incontro del 23 maggio 2009 sulle rinnovabili, organizzato dal comitato elettorale pro Gabbanini, hanno creato una certa agitazione nella segreteria nazionale di Coldiretti. «È bene chiarire - prosegue -: non ho fatto campagna elettorale per nessuno. Ero stato invitato a quell'incontro come relatore, in quanto responsabile di Coldiretti per l'energia. La nostra è un'associazione apolitica, che non sponsorizza nessuno e che ha l'obbligo di dialogare con tutte le forze politiche. Sono molto amico di Meneguzzo e di Francesco Giani, ma non c'è alcuna autorizzazione che mi lega a loro. Come agricoltore ho solo risposto a un bando del Comune, accordandomi poi con Sun Global Service e Glp Energia». All'interno di Coldiretti, però, ci sono posizioni più critiche sul consumo di suolo per il fotovoltaico. «Prima il cibo poi l'energia. Questa è la posizione di Coldiretti - spiega Nacci -, che concepisce il fotovoltaico solo come integrazione al reddito. Bisogna però considerare che la mia azienda agricola conta più di 500 ettari, di cui 150 a San Miniato, e che solo 6 di questi sono coperti dai pannelli. Anzi, gli agricoltori che hanno aderito al fotovoltaico sono tra quei pochi che continuano a lavorare la terra». «Guardate - prosegue, indicando i numerosi campi incolti tra Roffia e Isola -, questi terreni sono abbandonati da anni. E qui non ci saranno i pannelli. Nella mia azienda, invece, non c'è un solo ettaro incolto. È vero: un campo di fotovoltaico rende quattro volte uno di grano, ma sono sempre soldi che vengono reinvestiti in azienda, permettendo agli agricoltori di pagare meno interessi alle banche. Le rinnovabili stanno creando un fermento positivo per provare a dare un futuro ad un'agricoltura in forte crisi». Infine, sul problema dell'impatto visivo Nacci invita ad aspettare: «Una volta realizzate le opere di mitigazione l'impatto sarà minimo».
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