Attenzione
False fatture a società sportive
◗
Un controllo effettuato dalla Guardia di Finanza (foto darchivio) La Finanza scopre una frode fiscale: denunciate 3 persone
2 MINUTI DI LETTURA
PONTEDERA. C'è anche un imprenditore edile di Montopoli Valdarno coinvolto nel giro che è servito a mettere su una presunta frode fiscale da 20 milioni di euro tramite false fatturazioni per operazioni mai avvenute ed emesse a club sportivi con operazioni di comodo. L'indagine, mesi fa, è partita dalle verifiche in alcune imprese di Cecina. Verifiche fiscali successive hanno permesso alla Guardia di Finanza di Cecina di denunciare tre imprenditori di Montopoli, Grosseto e Napoli che operano essenzialmente in provincia di Livorno. Nella frode sono coinvolte, spiega il comando provinciale delle fiamme gialle in una nota, cinquanta imprese di varie Regioni che sono state segnalate ai vari reparti della Finanza per le eventuali sanzioni amministrative che, al momento, ammonterebbero in tutto a circa due milioni. L'inchiesta, coordinata dalla Procura di Livorno, è partita dall'individuazione di due aziende che operano nel settore delle sponsorizzazioni nei rally e che utilizzavano sistematicamente fatture per operazioni inesistenti. L'emissione delle fatture risultava a beneficio di cosiddette "cartiere", cioè associazioni (in questo caso sportive) «create ad arte - spiega la Guardia di Finanza - solo per originare documenti fiscali che giustificassero contabilmente costi in realtà mai sostenuti». Le verifiche della Finanza, che sono passate anche da perquisizioni domiciliari, pedinamenti e riscontri bancari, hanno permesso di recuperare a tassazione una base imponibile, ai fini di imposte dirette ed Irap, per oltre 10 milioni di euro e rilevare oltre 4 milioni di euro di Iva evasa. L'indagine, aggiungono i finanzieri, è stata complicata: la trama dei rapporti commerciali tra le aziende ritenute responsabili della frode è stata difficile da ricostruire per via della scarsa e frammentaria documentazione contabile amministrativa che, secondo gli inquirenti, sarebbe stata distrutta, quasi nella totalità, dai tre indagati che si sarebbero serviti anche di prestanome e avrebbero aperto aziende con sede fiscale diversa da quella dei comuni di loro residenza. Anzi, uno dei tre aveva trasferito formalmente la sede a Giugliano in Campania, intestando l'azienda a quello che la Finanza ritiene un prestanome nullatenente e già rimasto coinvolto in indagini di carattere penale-tributario. L'imprenditore di Montopoli denunciato avrebbe (la Finanza non ha fornito ulteriori notizie) ha una ditta individuale. Dopo che sono state trovate fatture emesse dalla sua piccola impresa i finanzieri hanno fatto scattare una verifica fiscale servita, appunto, a "documentare" che quelle fatture servivano solo per raggirare il Fisco. L'operazione ha richiesto mesi di lavoro e si è conclusa da qualche settimane e solo ieri il comando provinciale della guardia di finanza di Livorno ha spiegato di avere scoperto un giro di false fatturazioni. S. C.
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google
