Il Tirreno

Pontedera

Fotovoltaico, lo sfogo dell’amministratore: avevamo garanzie che non ci sarebbero stati problemi

«Autorizzazioni preferenziali»

Giacomo Pelfer
La distesa di pannelli a Isola
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La distesa di pannelli a Isola

Parla il gruppo Actasol: ha avuto il maggior numero degli impianti respinti

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 SAN MINIATO. «Non avevo mai avuto a che fare con la politica. E non credevo mi sarei ritrovato in una situazione del genere». A parlare è Paolo Bert, amministratore della Actasol, l'azienda del gruppo Acta Spa, con sede a Crespina, arrivata a San Miniato per realizzare gli impianti fotovoltaici di Roffia, sui terreni dell'azienda agricola Bellavista della famiglia Zanardo. «Avevamo scelto d'investire su San Miniato - racconta - perché l'amministrazione aveva fatto una scelta chiara. Avevamo la garanzia che non ci sarebbero stati problemi, invece ci siamo trovati in questo vespaio».  Sono 15 gli appezzamenti, contigui tra loro, che gli Zanardo avevano candidato per ospitare altrettanti impianti di potenza di poco inferiore a 1 Mwp. Ed è su questi che l'amministrazione ha fatto marcia indietro, adottando un regolamento molto più restrittivo rispetto alla normativa nazionale, in attesa di nuovi paletti dalla Regione, rivelatisi più blandi di quelli comunali.  «Ci sono state corsie preferenziali - afferma Bert - con conferenze dei servizi che nell'arco di 24 ore autorizzavano gli impianti, mentre i nostri sono rimasti lì per mesi». Adesso, dopo la minaccia dei ricorsi al Tar da parte di Actasol, l'accordo è di realizzare solo 8 dei 15 impianti, a condizione che si facciano e si faccia presto, altrimenti rimane lo spauracchio dei ricorsi.  «Non è nel nostro interesse andare allo scontro frontale, tanto meno con le popolazioni - riprende l'amministratore -. Siamo disposti a rinunciare a 7 impianti e a ridimensionarne uno degli altri 8 che arriva troppo vicino a un'abitazione. Se però torneranno a metterci i bastoni tra le ruote, allora faremo valere le nostre ragioni per averli tutti e 15. E credo che abbiamo le carte in regola per vincere i ricorsi». Rimane il fatto che 15 impianti contigui potevano forse essere evitati fin dall'inizio. «Non abbiamo avuto indicazioni in tal senso - spiega Bert -. La possibilità di concentrare gli impianti è stato per noi un ulteriore incentivo, perché si lavora meglio e a costi più ridotti. Mediamente, per realizzare un impianto da 1 Mwp, spendiamo 2 milioni e mezzo di euro, circa 1 milione in meno rispetto ad anno fa, grazie al minor costo dei pannelli. Si tratta di un investimento che garantisce ottimi ritorni».  Ma quanto vale il fotovoltaico per gli agricoltori che concedono i terreni? «Più di ogni altra coltura - dice Bert -. Per le aziende agricole è un aiuto importante». In generale gli agricoltori ottengono circa 3mila euro l'anno (per 20 anni) per ogni ettaro concesso, anche se alcune aziende ne calcolano 5mila per ogni ettaro effettivamente coperto dai pannelli. Mediamente, un agricoltore arriva a incassare dai 130mila ai 150mila euro per ogni impianto (di poco inferiore a 1Mwp) in 20 anni, anche se la maggior parte dei proprietari decide di incassarli tutti e subito.  Ma la fetta più grossa della torta sembra essere destinata al Comune. In base alle convenzioni stipulate con l'amministrazione, infatti, le aziende del fotovoltaico sono tenute a versare una certa quota di oneri di compensazione, che dovranno poi essere investiti in opere pubbliche. Mediamente il Comune incassa 15mila euro l'anno per ogni Mwp di potenza, che in 20 anni fanno 300mila euro. Considerando che i 17 impianti già autorizzati valgono oltre 14 Mwp, la posta in gioco è di almeno 4 milioni. E questo senza tenere conto degli 8 impianti di Actasol, che valgono altri 7,8 Mwp.

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