Sicurezza
«Tutti scontenti, segno che va bene»
Manolo Morandini
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Lucia Calvosa; a sinistra Antonio Guicciardini Salini presidente Fondazione Carismi Il presidente Carismi Bandini spiega la svolta ai vertici dell'istituto bancario
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SAN MINIATO. «Tutti ci hanno attaccato e ciò ci conferma che non abbiamo privilegiato alcuna parte. Gli azionisti sono stati al di sopra delle parti». Non ha dubbi il presidente della Cassa di risparmio di San Miniato Alessandro Bandini: i mal di pancia e le levate di scudi che hanno accompagnato il suo insediamento sono un buon segnale. Da fine aprile ha smesso i panni di presidente della Fondazione Carismi, azionista di maggioranza della Cassa, per passare alla guida della Cassa. Una discesa in campo che ha segnato l'uscita di scena della professoressa Lucia Calvosa, al termine del suo primo mandato. Un triennio in cui i vertici dell'Istituto sono stati impegnati a dare gambe alle prescrizioni di Bankitalia, dopo l'ispezione sulla precedente gestione, che aveva portato alla luce più di una pecca. La svolta arrivata improvvisa e senza alcuna spiegazione per alcuni ha avuto il sapore di una rivoluzione: fuori 9 degli 11 amministratori. Voci di dissenso trasversali dalla politica, i sindaci del comprensorio di riferimento che hanno parlato di "scollamento". La protesta di Cna e Confartigianato. «Le scelte e le decisioni in una banca è opportuno che vengano fatte da organi competenti e nel più stretto riserbo. È uno stile necessario, si prendono le decisioni e solo dopo si pubblicizzano», sottolinea Bandini. Eppure, anche a giochi fatti in molti hanno lamentato una mancanza di chiarezza. «La Fondazione ha espresso un ringraziamento a chi ha lavorato nell'interesse della banca e quindi agli amministratori uscenti. Gli azionisti sono liberi di scegliere il rinnovo degli amministratori e lo hanno fatto sulla base dei requisiti di professionalità e coesione. E sono stati fatti tutti i passaggi previsti dalla normativa». E aggiunge: «Gli azionisti hanno partecipato anche all'assemblea, ma in quella sede nessuno è intervenuto con domande per chiedere spiegazioni. Compito della proprietà era solo quello di presentare la lista. La banca e la Fondazione devono dialogare con tutte le parti sociali e con chi rappresenta le istituzioni, però non si devono mai schierare o prendere posizione in campo politico perché si rivelerebbe una scelta perdente». È stato puntato il dito anche sul compenso a lei riservato, più che doppio rispetto al suo predecessore. «Si è trattato di una scelta degli azionisti. Scelta a cui io, all'epoca presidente della Fondazione, non ho preso personalmente parte. La remunerazione è in linea con quella media in istituti di credito di analoghe dimensioni della Carismi». La discesa in campo. «Da presidente della Fondazione, eletto da 6 mesi e con un mandato di 5 anni davanti, ho accettato di andare alla presidenza della Cassa per la volontà di mantenere l'autonomia in un percorso virtuoso di crescita - sostiene Bandini -. Per migliorare la governance, in termini di professionalità e coesione, è stata fatta questa scelta dagli azionisti, ma senza la volontà di penalizzare qualcuno. Una decisione in piena autonomia e con una compattezza straordinaria, la lista ha raccolto il 95% del capitale sociale della banca». Fondazione e Finanziaria Carismi oltre al partner Cattolica Assicurazione. «È un partner affidabile e che opera in sintonia con la Fondazione», dice Bandini, che siede anche nel Cda di Cattolica. L'autonomia della Cassa. «L'autonomia è al centro della nostra azione - afferma -. Il presidente della Fondazione, Antonio Guicciardini Salini, lo ha sottolineato di recente l'ente è disponibile a sostenere la banca, anche facendo dei sacrifici. E ciò per gli amministratori della Cassa è uno stimolo in più perché l'autonomia si persegue se la banca è efficiente. Servono ritorni positivi, in termini economici, per alimentare l'autofinanziamento. La Cassa come tutte le aziende deve crescere e per farlo servono capitali, che si ottengono accantonando gli utili a riserva. Il criterio è quello di innescare un meccanismo virtuoso, senza affossare la redditività degli azionisti». La visione. «L'intenzione è di rimanere forti nel territorio storico, tra Pisa e Firenze, aumentando la penetrazione verso le famiglie e le piccole imprese ed esportare questa cultura in nuove zone con un'attenzione ai rischi per evitare impegni che per dimensione sono troppo grandi rispetto alle nostre possibilità. Il tutto in un'ottica di dimensione regionale». Una prospettiva da recuperare, rispetto alle ambizioni dei primi anni del duemila. «Guardiamo avanti facendo tesoro del passato. Passato in cui ci sono state alcune scelte non positive. La strategia prevede una crescita e uno sviluppo ispirati alla sana e prudente gestione. Ovvero, il contenimento dei rischi: rivolgendoci a un target consono alla nostra banca, famiglie e piccole e medie imprese». In questa prospettiva rientra anche un diverso rapporto con la Cassa di risparmio di Volterra? «L'acquisto del 25% del capitale ha rappresentato un investimento strategico e non finanziario - dice il presidente Carismi -. C'è sempre stato il rispetto della volontà di autonomia di Cari Volterra e non faremo mai passi non condivisi. La ricerca di sinergia però è un interesse reciproco. È necessario un dialogo per ridurre i costi e migliorare le performance». La congiuntura. «Una banca locale deve sostenere il tessuto in cui opera e ciò amplifica i problemi che su scala generale stanno affrontando le aziende di credito», premette Bandini. Che aggiunge: «Le leve sono il miglioramento della qualità del credito e il contenimento dei costi. L'efficienza dell'organizzazione interna è una condizione indispensabile. Gli aumenti di capitale che in questa fase stanno caratterizzando la vita di tante banche sono legati sia all'esigenza di adeguare i propri standard a quelli previsti da Basilea 3 che a predisporre gli accantonamenti necessari in questa fase dell'economia». La ripresa economica stenta a venire. «Nel 2008 la crisi finanziaria ha lasciato al riparo le nostre banche che, invece, stanno risentendo delle difficoltà che si sono trasferite all'economia reale, traducendosi in un aumento delle sofferenze. Siamo impegnati a mitigare gli effetti sui conti della banca ma anche ad azionare le leve per consentire un sano sviluppo, mantenendo una presenza radicata sul territorio. Si vedono squarci di sole, nel distretto conciario i primi mesi dell'anno sono stati positivi, ma rimangono varie ombre». I grattacapi. Nelle stanze di Palazzo Formichini da fine maggio sono arrivati gli ispettori della Banca d'Italia. «Abbiamo fin da subito dato loro la disponibilità completa. Siamo fiduciosi che l'ispezione si possa concludere positivamente, e nel più breve tempo possibile». La Cassa partecipa al capitale sociale del Consorzio Etruria, circa 876mila euro, azioni destinate alla cessione. C'è da temere contraccolpi dalla pesante crisi della società? «L'abbiamo sostenuta da sempre, in quanto si tratta di una realtà imprenditoriale del territorio che garantisce lavoro a circa mille addetti, tra diretti e indiretti. Una realtà che ha sempre ha onorato gli impegni verso la Cassa. L'augurio è che sappia ritrovare lo slancio necessario a risolvere i propri problemi».
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