Sicurezza
La storia di 17 albanesi: si sono rivolti alla Uil
Li fanno lavorare per 3 mesi e poi nessuno li paga
Enrico Santus
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PONTEDERA. Sono determinati a far sentire le loro ragioni i diciassette operai, tutti di origine albanese, che hanno prestato lavoro per la St impianti sas, una società che si occupa di istallazione e manutenzione di impianti fotovoltaici che - secondo quanto riferito dai lavoratori - non avrebbe pagato loro gli stipendi. Ieri mattina il gruppo di operai si è presentato alla sede del sindacato Uil di Pisa per chiedere una risposta all'avvocato Cristiana Silvestrini, che insieme all'avvocato Antonio Corti si sta occupando del caso. Secondo la loro ricostruzione, il 4 novembre scorso sarebbero stati assunti dalla società dietro firma di un contratto che credevano regolare e di cui, invece, non è rimasta traccia. Gli operai avrebbero così lavorato per 3 mesi in un cantiere a Peccioli, dove hanno costruito un impianto fotovoltaico. La ditta, per beneficiare degli incentivi governativi, li avrebbe addirittura convinti a lavorare anche nei giorni festivi. «Non ci siamo fermati neanche a Natale», ha raccontato Hajro Kadri. Ormai sono 5 mesi che gli stipendi non arrivano. «Abbiamo tutti famiglia», ha spiegato Byku Caush. «Non sappiamo più come pagare l'affitto: molti rischiano lo sfratto», ha aggiunto. L'avvocato Silvestrini ha inviato una lettera al legale della St, il quale avrebbe risposto che la società ha regolarmente pagato i salari alla ditta di cui è proprietario uno degli operai, Bahushi Ilir. «Stiamo assistendo a un ripetuto scaricabarile», ha commentato Renzo Rossi, segretario della Uil. «Chiederemo al giudice un intervento d'urgenza, al fine di ottenere dalla ditta appaltante almeno il pagamento minimo sindacale per questi lavoratori».
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