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Pontedera

IL CASO

Inquinamento nel rio Melogio

in alto la zona di tamponamento del rio Melogio in basso Renzo Macelloni
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in alto la zona di tamponamento del rio Melogio in basso Renzo Macelloni

Il rio Melogio, a Ghizzano di Peccioli, è inquinato: nell'acqua è stata trovata un'alta concentrazione di cromo e piombo. Lo è da mesi probabilmente e sotto accusa finisce lo spandimento dei fanghi usati come ammendante in agricoltura

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PECCIOLI. Il rio Melogio, a Ghizzano di Peccioli, è inquinato: nell'acqua è stata trovata un'alta concentrazione di cromo e piombo. Lo è da mesi probabilmente e sotto accusa finisce lo spandimento dei fanghi usati come ammendante in agricoltura.

Il caso è scoppiato l'ultima settimana di luglio, dopo che da giorni in paese non si parlava d'altro collegando l'acqua nera del torrente con i liquami della vicina discarica di Legoli. Per chiarire le responsabilità e mettere fine ai sospetti è stata la stessa Belvedere, la società che gestisce la discarica, a presentare un esposto chiedendo l'intervento dell'Arpat. Quel giorno, sulla collina pecciolese, arrivarono anche vigili urbani, carabinieri e la Forestale informati da altri cittadini della probabile emergenza ambientale. «La mattina del 30 luglio scorso - ha spiegato Macelloni - un nostro dipendente di Ghizzano informò il nostro responsabile impianti che in paese da alcuni giorni circolavano voci circa la presenza di acque nere all'interno del rio Melogio». I tecnici, vista la vicinanza del corso d'acqua con l'impianto di smaltimento dei rifiuti, effettuarono subito i sopralluoghi e i campionamenti del caso.

«Il sopralluogo ci ha aiutato a capire - ha spiegato Macelloni -. Il rio Melogio ha subito uno sbarramento nelle zone in cui è poi stata vista l'acqua nera. È stato ostruito il normale scorrimento dell'acqua attraverso un processo di riempimento e tamponamento del terreno», probabilmente per facilitare il passaggio dei camion che arrivano per scaricare i fanghi. Qualcuno, nel compiere questa operazione, ha anche danneggiato uno dei pozzetti di monitoraggio situato sul rio Melogio. I tecnici della Belvedere sono andati oltre.

«È stato effettuato un sopralluogo scrupoloso sul rio Melogio e sono stati eseguiti campionamenti del terreno - continua Macelloni -. È emersa, nelle imminenti vicinanze del rio, la presenza di parti residuali di fanghi che presumibilmente fanno prevedere uno spandimento non regolare e inferiore alle distanze previste per legge dai corsi d'acqua».

È così partita la comunicazione all'Arpat e ai vigili del Parco Alta Valdera. L'altro passo sono state le analisi. «Non nascondiamo - spiega Macelloni - che il modo in cui si è diffusa la notizia e l'ipersensibilità di alcuni membri dell'opposizione locale insieme ad un tempismo sospetto sulle informazioni, ci hanno suggerito un'attenta e puntuale verifica. Si vocifera che lo sbarramento del rio Melogio, la rimozione del pozzetto di monitoraggio e la conseguente concentrazione di acque scure, siano un tentativo infelice di dirottare l'attenzione e i sospetti sul vicino impianto di smaltimento rifiuti, su un eventuale inquinamento del rio Melogio, e offuscare al tempo stesso uno spandimento scorretto dei fanghi che niente ha a che vedere con la nostra attività».
Macelloni è convinto che non ci sia alcuna relazione tra la presenza di acque scure nei tratti del rio e la discarica. Lo confortano, così ha spiegato in una conferenza stampa, i risultati delle analisi confrontati con quelli degli organi di controllo competenti sui monitoraggi di scarico dell'impianto di smaltimento.

Macelloni e la Belvedere chiedono alle autorità competenti «una puntuale e costante verifica del meccanismo di spandimento fanghi nella zona e un accertamento delle responsabilità». E che venga rimosso lo sbarramento sul Melogio «per evitare che in presenza di piogge improvvise si estenda il possibile inquinamento».

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