Il Tirreno

Pontedera

Gli ex dipendenti dimenticati

Il magazzino della Conad a Montopoli
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Il magazzino della Conad a Montopoli

In dodici a rischio espulsione, collaborarono all'inchesta

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MONTOPOLI. Dopo l'inchiesta "Fuori tutto", che ha visto finire agli arresti domiciliari i vertici di Conad del Tirreno, la Cgil coglie l'occasione per riportare sotto i riflettori la questione dei lavoratori extracomunitari che hanno collaborato alle indagini sulla gestione del magazzino di Montopoli durante le gestione della Alma Group. Sono in dodici e tutti ancora senza un permesso di soggiorno. Tutto iniziò il 30 giugno del 2010, quando il segretario provinciale della Cgil Gianfranco Francese denunciò le condizioni di sfruttamento in cui erano costretti alcuni lavoratori pachistani e senegalesi assunti dal consorzio di cooperative Alma Group, presieduto da Natale Sartori.  Agli stessi lavoratori, che avevano mansioni di facchinaggio nel settore del "fresco", capitava addirittura di ricevere buste paga con importi negativi. Il che veniva giustificato da Francesco Masarà, avvocato dell'Alma Group, dichiarando che i dipendenti dovevano rimborsare le spese di locazione e che «poiché l'affitto viene versato, da contratto, in anticipo, il lavoratore che abbia lavorato, in un determinato mese, per un numero inferiore di ore, potrà trovarsi, occasionalmente, con una busta paga in negativo, salvo recuperare nei mesi successivi».  A seguito delle prese di posizione del sindacato, Alma Group decise di lasciare l'appalto di Montopoli permettendo così l'ingresso della Cft, attualmente in buoni rapporti con i sindacati. «A distanza di un anno - ha dichiarato Francese - una dozzina di lavoratori che collaborarono alle indagini, sotto la richiesta di sindacati e istituzioni, si trovano ancora senza un permesso di soggiorno, rischiando di tornare in una condizione di clandestinità e illegalità».  Il segretario ha poi aggiunto che gli extracomunitari, di origine principalmente pachistana e senegalese, hanno tutti i requisiti per ottenere tale permesso: «Non capiamo i motivi di questa situazione di stallo: l'articolo 18 della legge Turco-Napolitano prevede il soggiorno per motivi di protezione sociale. Inoltre questi lavoratori posseggono anche i requisiti personali previsti dall'Organizzazione internazionale del lavoro».  Il segretario ha quindi auspicato a una collaborazione tra le istituzioni per risolvere quanto prima il problema, concedendo per ora almeno un permesso temporaneo. Poche parole, infine, per l'inchiesta sui vertici della Conad del Tirreno: «Abbiamo chiesto solamente che questa vicenda non si ripercuota sui lavoratori».  La cooperativa di dettaglianti, colpita dall'inchiesta della procura di Roma che martedì scorso ha spedito agli arresti domiciliari il presidente Silvano Ferrini e l'amministratore delegato Ugo Baldi, si è ritrovata nella grande sala dell'hotel Hilton di Firenze per approvare il bilancio 2010. Ma i circa 300 soci, insieme al vicepresidente Paolo Signorini e agli altri dirigenti del gruppo di Sant'Agostino, hanno tenuto soprattutto a ribadire in tutti gli interventi solidarietà e massima fiducia a presidente e amministratore delegato, insieme alla certezza che la bufera giudiziaria, una volta passata, non lascerà niente di concreto alle sue spalle.

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