Il Tirreno

Pontedera

San Miniato, sul fotovoltaico chiesta la testa dei responsabili che hanno permesso lo scempio ambientale

«Prima approva e poi ostacola»

Gianni Rosini
L’impianto fotovoltaico di via Erti tra La Scala e Roffia è stato il primo realizzato a San Miniato
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L’impianto fotovoltaico di via Erti tra La Scala e Roffia è stato il primo realizzato a San Miniato

I dubbi di Rifondazione e Comitato sulla posizione di Gabbanini

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 SAN MINIATO. L'affare fotovoltaico sta sempre più diventando una battaglia aperta tra favorevoli e contrari, che si combatte nelle sale della politica ma si appresta a entrare anche nelle aule di tribunale. Il tempo del dialogo sembra essere definitivamente concluso e gli attacchi nei confronti dell'amministrazione locale si fanno veramente duri.  I primi a scendere in campo in tal senso sono stati l'Associzione per la salvaguardia territoriale di Roffia (Astro) e Rifondazione comunista che chiedono le dimissioni immediate «dei responsabili di uno dei più grandi scempi ambientali del territorio».  Il Comitato dei cittadini di Roffia ribadisce l'inevitabile ricorso alle vie legali, sicuramente al Tar e, probabilmente, anche con un esposto alla Procura, denunciando la mancata salvaguardia del bene collettivo. «Oltre allo scempio ambientale - spiega l'Astro -, si è venuta a creare una situazione di totale mancanza di trasparenza da parte delle istituzioni locali. I cittadini si muoveranno per vie legali, ma anche la politica dovrebbe verificare di chi sono le responsabilità per quello che sta succedendo a Roffia. Anche se le dimissioni non vanno molto di moda in questo Paese, ci sono diversi personaggi della politica che dovrebbero fare un doveroso passo indietro. Sta a loro decidere: salvaguardare il bene comune e lasciare la propria carica a chi può garantirlo, oppure girare le spalle ai cittadini e continuare i loro giochi di potere».  Le prese di posizione vengono in conseguenza della pubblicazione sul Tirreno di un gruppo di nomi che rientrano nell'affare fotovoltaico e che sono accomunati tra loro da rapporti di parentela o dal fatto di aver sostenuto la campagna elettorale di Vittorio Gabbanini a sindaco di San Miniato.  Proprio sulla figura del primo cittadino si sono concentrate le attenzioni di Rifondazione comunista che definisce il fotovoltaico un «affare di famiglia», uno scambio di favori dal quale solo pochi possono guadagnare e attingere. «Quando è stato interpellato sulla presenza di una presunta "cricca" legata all'operazione fotovoltaico - afferma Rifondazione -, il sindaco Gabbanini non ha saputo far altro che tirarsi fuori e mettersi sulla difensiva, senza fornire alcuna spiegazione. Quando venne approvato all'unanimità l'iniziale regolamento comunale sul fotovoltaico, questo era caratterizzato da evidenti lacune normative che hanno permesso un suo facile aggiramento».  Il regolamento venne presentato dopo che le prime domande sui terreni da destinare alla costruzione degli impianti erano già state inoltrate. «Il che avrebbe dovuto facilitare ulteriormente il lavoro dell'amministrazione che poteva prevedere lo scempio al quale si andava incontro - sostiene Rifondazione -. È ridicolo che adesso il sindaco voglia schierarsi a fianco dei cittadini in un eventuale ricorso nei confronti della Provincia».  Rifondazione comunista si sofferma, poi, sull'ambiguità dei rapporti tra coloro che guadagnano dall'affare fotovoltaico e il Comune. «La campagna elettorale di Gabbanini è stata sostenuta da rappresentanti di ditte che oggi hanno messo le mani sul fotovoltaico a San Miniato. La maggior parte dei terreni sono nelle mani dei sostenitori, o loro parenti, della campagna elettorale di Gabbanini a sindaco di San Miniato».  Rifondazione comunista ritiene che il conflitto d'interesse sia evidente e che sia necessaria una verifica delle responsabilità politiche. «Chi ha sbagliato deve pagare e dimettersi».

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