Italia
Cigno d'oro, per non nascondere l'handicap
Andrea Lanini
L'associazione butese cerca fondi attraverso una cena solidale
3 MINUTI DI LETTURA
BUTI. Lei che vive a Buti e conosce da vicino la disabilità, lo dice senza tanti giri di parole: «Nei piccoli paesi purtroppo è ancora così: l'handicap è visto come una magagna da nascondere, da chiudere tra i muri di casa. È un fatto di vergogna, di pregiudizio culturale, di orizzonti ristretti». Assieme ad altri genitori con figli disabili, Roberta Bottaccio ha fondato un'associazione, il "Cigno d'Oro", che vuol lavorare per demolire quei pregiudizi. Per farlo, servono soldi. Il Circolo "Primo Maggio" di Buti ha deciso di dare una mano: organizzando una cena per raccogliere fondi. L'appuntamento è per venerdì 24 giugno: il "Primo Maggio" metterà in tavola le sue ricette tipiche, i genitori del "Cigno d'Oro" la loro buona volontà. Il ricavato verrà utilizzato per finanziare le attività che l'associazione organizza presso la sua sede: un'ex scuola elementare abbandonata che oggi è di nuovo viva, di nuovo utile. «Le stanze le abbiamo risistemate noi, un po' alla volta», racconta Roberta. «I ragazzi li facciamo incontrare qui una volta la settimana. Quando abbiamo iniziato erano quattro: c'era mio figlio, Simone, che ha appena compiuto diciott'anni; c'era il figlio di Franco Lari, Bernardo; c'era il figlio di Carla, una dei fondatori dell'associazione, c'era Veronica, una ragazza down che per una vita non è uscita di casa. Oggi i ragazzi che frequentano sono sei. Franco è il babbo del nuovo sindaco di Buti. È stato lui ad aver l'idea dell'associazione». Tutto è nato tre anni fa, «grazie all'allora assessore alle Politiche sociali del Comune di Buti, Moira Tremolanti. Dobbiamo a lei il fatto di aver potuto iniziare a far qualcosa di concreto. Una sera abbiamo fatto una riunione, noi genitori le abbiamo esposto l'idea, lei ha detto sì, è una cosa che a Buti manca e che va fatta. Alla Regione Toscana ha chiesto dei fondi, ottenendoli. Con quei soldi abbiamo sistemato la sede - noi la chiamiamo "la scuolina" -, avviato il percorso, messo in piedi la struttura. Oggi, fortunatamente, il nuovo assessore alle Politiche sociali, Isa Garosi, ha "adottato" con entusiasmo questa nostra piccola missione. È stata lei ad aiutarci a organizzare la serata del 24. Gli amici del "Primo Maggio" ci hanno reso tutto più facile». Gli obiettivi: «Vogliamo che sempre più ragazzi disabili inizino a frequentare, vogliamo che la voce su questa nuova possibilità si sparga, vogliamo che le possibilità d'incontro aumentino, da un giorno la settimana a due, magari a tre. La vecchia mentalità per cui i ragazzi handicappati vanno tenuti in casa, nascosti allo sguardo dei "sani", quasi fossero una macchia per la loro famiglia, uno scorno, va cancellata. Qui a Buti ci sono persone con handicap che praticamente non sono mai uscite di casa e non si staccano mai dai genitori. L'associazione, con le sue attività, cose come l'arte-terapia, la musico-terapia, il lavoro con educatori appositamente preparati, cercherà di smuovere le cose, di far allentare i pregiudizi e aprire un po' di porte». Per informazioni sulla cena di solidarietà e per prenotare, si può telefonare al "Primo Maggio" allo 0587 724666.
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Non lasciare decidere l'algoritmo:
scegli Il Tirreno per le tue notizie su Google