Il Tirreno

Pontedera

Proseguono intanto le operazioni di ricerca di un acquirente

Cassa integrazione in deroga per 8 dipendenti della Icla

Gianni Rosini
Operai della Icla davanti all’azienda a Ponte a Egola
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Operai della Icla davanti all’azienda a Ponte a Egola

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 PONTE A EGOLA. Cassa integrazione, pagamento dell'ultimo mese di stipendi e ricerca di un acquirente. Sono questi, in ordine, gli obiettivi che si sono posti il Comune di San Miniato, la Provincia di Pisa, il sindacato Filt-Cgil e i titolari dell'azienda Icla presenti nei giorni scorsi al tavolo tecnico in Provincia, durante il quale si è discusso del futuro dell'azienda e, soprattutto, dei circa 45 operai che ne sono alle dipendenze.  Un primo obiettivo è già stato raggiunto. Infatti, gli 8 impiegati dell'Icla 2, quella in località Capanne, potranno usufruire di una cassa integrazione in deroga. «Lo stabilimento di Capanne - spiega Stefano Benvenuti di Filt-Cgil - ha meno di 15 operai, il numero minimo per poter usufruire della cassa integrazione ordinaria. Per questo motivo abbiamo richiesto una cassa integrazione in deroga che ha sempre la durata di un anno, anche se ogni 4 mesi dovremmo fare di nuovo richiesta. Adesso dobbiamo cercare di ottenere la cassa integrazione anche per gli operai dell'Icla di Ponte a Egola, dopodiché potremo concentrarci nella ricerca di un acquirente».  Benvenuti si sofferma anche su un altro problema che, fino ad oggi, non era ancora stato affrontato: quello del pagamento degli ultimi stipendi. «E' stato già nominato un commissario - continua - che abbiamo sollecitato a far sì che gli operai possano riscuotere lo stipendio di maggio. Molti di loro, altrimenti, si ritroverebbero in difficoltà economiche».  All'incontro, tra gli altri, era presente anche l'assessore comunale al lavoro, Giuditta Giunti, che si è fatta portavoce dell'impegno dell'amministrazione per una veloce risoluzione del caso Icla. «La prima cosa che vogliamo ottenere - ha detto - è la cassa integrazione anche per gli operai dello stabilimento di Ponte a Egola e poi penseremo a trovare un partner. Con la Regione parleremo anche della possibilità di uno stanziamento di fondi per cercare di ripianare, o almeno limitare, i debiti della ditta, così da permettere ad un potenziale acquirente di non ritrovarsi subito con l'acqua alla gola. Una sorta di incentivo all'acquisto».  «Uno dei temi che tratteremo con la Regione - conclude Giunti - sarà anche quello di un necessario spostamento dell'azienda in un territorio non abitato. Non è facile, però, trovare ampi terreni in zona che rispettino le caratteristiche necessarie per accogliere un'azienda che lavora materiali considerati pericolosi».

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