Sicurezza
Il sindaco Antonella Vivaldi ripercorre le tappe di quell’insediamento produttivo
«Da Conad il Comune ebbe 900mila euro li abbiamo usati per fare una scuola»
Emilio Chiorazzo
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MONTOPOLI. «Il territorio in tutta questa vicenda, non c'entra. Nessun tipo di coinvolgimento. Anzi, l'indagine e il risultato a cui ha portato, è arrivata come un fulmine a ciel sereno. Nessuno sapeva niente. Nessuno ci aveva minimamente informati». Così il sindaco di Montopoli, Antonella Vivaldi, commenta la vicenda dell'inchiesta sulla maxi evasione fiscale.
Storia che ruota quasi tutta intorno al magazzino Conad, struttura di logistica realizzata a Montopoli. Nel 2004, anno in cui questa vicenda è cominciata, lei stava per diventare sindaco del paese. Avrebbe preso il posto di Marco Bonciolini. Negli anni precedenti era capogruppo in consiglio comunale. «Faccio politica attiva dal 1990», sottolinea. La "margherita", che è il simbolo di Conad sembra legato solidamente a questo territorio: c'è quel centro logistico che è finito nell'inchiesta dell'evasione fiscale. E poi il supermercato, in paese. Montopoli, almeno in provincia di Pisa, è l'unica località che non ha supermercati di altre marche.
Il territorio non c'entra, ma è proprio intorno a questo immobile che gira tutta la vicenda che ha portato in carcere tanti personaggi illustri. Perché fu scelto proprio Montopoli?
«Una scelta dettata dalla logistica. Qui siamo a pochi metri dalla superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Si raggiunge in breve tempo il porto livornese: sul piano dei collegamenti, quest'area è eccezionale e appetibile».
Al punto che non solo Conad aveva scelto Montopoli, per il proprio insediamento.
«No, con la stessa logica, qui si sono insediati una piattaforma regionale che agisce nel settore dei tesuti. E, poi, per la telefonia, c'è la presenza dell'azienda Ngm, quella che produce e commercializza telefonini dual-sim».
Torniamo alla Conad: di chi era quel terreno, prima che nascesse il progetto della grande distribuzione?
«Se non sbaglio, l'ultimo proprietario, prima che partisse il progetto della Conad, era la Icla, l'azienda di cui si parla, in questi giorni, per le difficoltà economiche e i rischi occupazionali».
Furono loro a cedere a Conad il terreno della discordia?
«Sempre andando indietro con la memoria, credo che avessero acquistato quel terreno per un loro insediamento. Ma ci fu un intoppo: il regolamento urbanistico di Montopoli, che è stato redatto nel 1975, non permette insediamenti, sul territorio del Comune, di aziende insalubri, di produzioni con problematiche ambientali. Loro, quelli della Icla, in questi giorni, descrivendo la situazione di crisi, hanno detto anche che Montopoli, in passato ha girato le spalle alle loro esigenze. Ma se si fossero informati prima...»
Così quel terreno finisce alla Conad che decide di realizzare questa piattaforma di distribuzione delle merci in Toscana e in altre regioni. Il Comune ci ha guadagnato?
«Lo ha fatto sempre con convenzioni e percorsi istituzionali dei quali ci sono atti firmati e depositati: il Comune ebbe un contributo notevole, mi pare intorno ai novecentomila euro, utilizzato per la realizzazione di una scuola. E, n parte anche il parcheggio, quello che viene usato dai dipendenti del centro di distribuzione è a adisposizione anche dei cittadini».
Invece non c'è stata una ricaduta occupazionale, con l'apertura del magazzino Conad.
«No, sinceramente ci aspettavamo che, a essere occupate all'interno della struttura, fossero persone del territorio. Invece, non è andata così: per buona parte, il personale è arrivato a Montopoli dalle altre sedi, un po' sparse per la Toscana e chiuse, in concomitanza con l'avvio dell'attività qui da noi. Ma buona parte della manodopera, nel corso degli anni, è stata affidata a cooperative esterne, a bassa manovalanza, spesso reperita tra stranieri. Insomma, il territorio non ne ha tratto grandi benefici, da questo punto di vista».
Storia che ruota quasi tutta intorno al magazzino Conad, struttura di logistica realizzata a Montopoli. Nel 2004, anno in cui questa vicenda è cominciata, lei stava per diventare sindaco del paese. Avrebbe preso il posto di Marco Bonciolini. Negli anni precedenti era capogruppo in consiglio comunale. «Faccio politica attiva dal 1990», sottolinea. La "margherita", che è il simbolo di Conad sembra legato solidamente a questo territorio: c'è quel centro logistico che è finito nell'inchiesta dell'evasione fiscale. E poi il supermercato, in paese. Montopoli, almeno in provincia di Pisa, è l'unica località che non ha supermercati di altre marche.
Il territorio non c'entra, ma è proprio intorno a questo immobile che gira tutta la vicenda che ha portato in carcere tanti personaggi illustri. Perché fu scelto proprio Montopoli?
«Una scelta dettata dalla logistica. Qui siamo a pochi metri dalla superstrada Firenze-Pisa-Livorno. Si raggiunge in breve tempo il porto livornese: sul piano dei collegamenti, quest'area è eccezionale e appetibile».
Al punto che non solo Conad aveva scelto Montopoli, per il proprio insediamento.
«No, con la stessa logica, qui si sono insediati una piattaforma regionale che agisce nel settore dei tesuti. E, poi, per la telefonia, c'è la presenza dell'azienda Ngm, quella che produce e commercializza telefonini dual-sim».
Torniamo alla Conad: di chi era quel terreno, prima che nascesse il progetto della grande distribuzione?
«Se non sbaglio, l'ultimo proprietario, prima che partisse il progetto della Conad, era la Icla, l'azienda di cui si parla, in questi giorni, per le difficoltà economiche e i rischi occupazionali».
Furono loro a cedere a Conad il terreno della discordia?
«Sempre andando indietro con la memoria, credo che avessero acquistato quel terreno per un loro insediamento. Ma ci fu un intoppo: il regolamento urbanistico di Montopoli, che è stato redatto nel 1975, non permette insediamenti, sul territorio del Comune, di aziende insalubri, di produzioni con problematiche ambientali. Loro, quelli della Icla, in questi giorni, descrivendo la situazione di crisi, hanno detto anche che Montopoli, in passato ha girato le spalle alle loro esigenze. Ma se si fossero informati prima...»
Così quel terreno finisce alla Conad che decide di realizzare questa piattaforma di distribuzione delle merci in Toscana e in altre regioni. Il Comune ci ha guadagnato?
«Lo ha fatto sempre con convenzioni e percorsi istituzionali dei quali ci sono atti firmati e depositati: il Comune ebbe un contributo notevole, mi pare intorno ai novecentomila euro, utilizzato per la realizzazione di una scuola. E, n parte anche il parcheggio, quello che viene usato dai dipendenti del centro di distribuzione è a adisposizione anche dei cittadini».
Invece non c'è stata una ricaduta occupazionale, con l'apertura del magazzino Conad.
«No, sinceramente ci aspettavamo che, a essere occupate all'interno della struttura, fossero persone del territorio. Invece, non è andata così: per buona parte, il personale è arrivato a Montopoli dalle altre sedi, un po' sparse per la Toscana e chiuse, in concomitanza con l'avvio dell'attività qui da noi. Ma buona parte della manodopera, nel corso degli anni, è stata affidata a cooperative esterne, a bassa manovalanza, spesso reperita tra stranieri. Insomma, il territorio non ne ha tratto grandi benefici, da questo punto di vista».
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