Il Tirreno

Pontedera

«Se vuoi, provo io a bussare»

«Se vuoi, provo io a bussare»

La mossa dell'appuntato che ha poi bloccato l'uomo

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 PONTE A EGOLA. «Se vuoi posso provare io a bussare. Magari aprono la porta». E' stata questa la frase decisiva che ha permesso a Carlo Ronzulli, appuntato scelto dell'aliquota operativa del comando dei carabinieri di San Miniato, di avvicinare Giancarlo Calorini. Una mossa che ha poi portato alla colluttazione e, subito dopo, all'arresto del pensionato.  Ronzulli che sale le scale dal secondo al terzo piano. Dietro di lui, cercando di non farsi vedere da Calorini, il comandante della stazione di Ponte a Egola, il luogotenente Alfonso Guarnacci, e l'appuntato Gianfranco Castelfelice. Tutti e tre hanno il giubbotto antiproiettile, mentre il pensionato ha il colpo in canna e sta dando di matto. E' l'ultima fase della trattativa cominciata da oltre mezz'ora. Giada Quirini è dietro la porta blindata dell'appartamento della vicina, Alda Musetti, che è in compagnia anche della figlia. Le tre non vogliono ovviamente aprire. Sono sconvolte e nascoste in casa, al riparo da ogni pericolo e dai pallini del fucile, alcuni dei quali riescono comunque a trafiggere la blindatura. Ma l'idea di Ronzulli apre il varco. Il carabiniere si avvicina e approfittando di una distrazione di Calorini, gli si avventa contro, aiutato dai due colleghi. L'uomo è energico. «Ha fatto il contadino e l'operaio e ha opposto una notevole resistenza», ha sottolineato Guarnacci. Alla fine Calorini viene immobilizzato e tutto finisce in applausi. Il capitano Gianluca Rossini ha partecipato attivamente all'operazione e ieri ha sottolineato «il coraggio dei carabinieri, bravi a evitare che la situazione si evolvesse in qualcosa di veramente drammatico».  I dettagli dell'intervento sono emersi ieri in una conferenza stampa al comando provinciale dell'Arma, in cui il comandante provinciale Angelo De Luca ha detto che «la prontezza dei nostri uomini ha letteralmente evitato una strage». Giancarlo Calorini era pronto a sparare e non era per niente lucido. In più, nell'abitazione dei Quirini c'era la più figlia piccola di 14 anni. «Dovevamo fare presto - racconta De Luca - ma non potevamo commettere errori». Zona transennata e sirene spente per non aumentare la tensione di una scena già a rischio. «In quelle situazioni - ha ripreso Rossini - bisogna tranquillizzare sia i vicini che le persone coinvolte direttamente nella vicenda. Fuori, infatti, la folla di curiosi stava crescendo e dovevamo pensare anche alla sicurezza dei residenti della zona e dei passanti». Alla fine, però, c'è stato il lieto fine. Un sospiro di sollievo collettivo e il ritorno alla tranquillità di un quartiere che difficilmente dimenticherà quel che è successo in via Leporaia l'altro giorno. Come i boati dei colpi che hanno danneggiato la porta blindata di Alda Musetti, tanto che a operazione conclusa, sono dovuti intervenire i vigili del fuoco per aprirla dall'interno. «L'intervento delle forze dell'ordine è stato eccezionale», ha sottolineato il sindaco di San Miniato Vittorio Gabbanini. Elogi per il comando un po' da tutti, ma forse quello più importante è arrivato dal comandante della Legione dei carabinieri della Toscana, il generale Giovanni Nistri, che in serata è arrivato a San Miniato, radunando tutti gli uomini della compagnia e ha fatto loro i complimenti per aver risolto una situazione molto delicata senza spargimenti di sangue e problemi per la popolazione. A.Q.

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